Forse a causa della crisi, forse anche l'aumento della percezione del rischio, ma il risultato è sotto gli occhi di tutti: l'applicazione di criteri maggiormente selettivi nelle fasi istruttorie di erogazione del credito alle imprese e anche alle famiglie, oggi stritola le aziden. Tutto questo, non solo contribuisce in misura significativa al graduale ma costante rallentamento del credito concesso, ma peggiora, in linea generale l'affanno delle imprese del meridione. In merito alla situazione del mercato del credito per le imprese della regione Puglia, abbiamo sentito la dott.ssa Patrizia Del Giudice, delegato per il Credito e Assicurazione di Confindustria Puglia che in sintesi ci ha confermano la tendenza ad una contrazione dell'offerta di credito al settore produttivo, specie verso le imprese che presentano maggiori rischi in rapporto all'attivita' svolta, ovvero alle garanzie prestate. Dott.ssa Del Giudice come stà cambiando il mercato del credito in Puglia negli ultimi anni? Appena arrivata in Confindustria Puglia, stiamo parlando di 10 anni fà, mi confrontai immediatamente con il primo cambiamento epocale nel rapporto tra banche e imprese, parliamo di Basilea II pensato appunto per assicurare una stabilità del sistema bancario e quindi modificare il rapporto tra banca e impresa, fondandolo su fiducia reciproca, informazioni reali, da aggiornarsi continuamente, vincolate alla effettiva capacità di produrre reddito in prospettiva di una crescita futura e non solo degli obiettivi a breve termine. In sostanza Basilea II imponeva un limite al livello di rischiosità dei prestiti, e al di sotto di una certa soglia di rischio non poneva restrizioni alla quantità di denaro che un istituto di credito può erogare. In questi dieci anni ho osservato appunto come le aziende hanno reagito a queste nuove regole e come è cambiato il rapporto tra Banche e PMI. Alla luce di tutto questo, per rispondere alla Sua domanda di come è cambiato il mercato del credito in Puglia, posso affermare tranquillamente che il mercato non è cambiato, ma siamo noi che abbiamo mutato in ritardo il nostro modo di dialogare con le banche per ottenere il credito. Ovvio non tutte le imprese hanno vissuto questo ritardo, quelle buone, quelle con le idee, non solo si sono adeguate immediatamente, la sorpresa è che in questo periodo di crisi non solo vanno avanti, ma ottengono anche la fiducia dei mercati e delle banche. Molte di queste imprese, nonostante la crisi, oggi sono cresciute e si sono trasformate in industria. Questo vuol dire che non sono sufficienti le idee per far crescere un'impresa ma occorre seguire tutta quella compagine legata alla finanza spesso demandata a figure intermedie come il consulente. Facciamo l'esempio classico del commercialista, nato per fare il fiscalista si è dovuto inventare tutta una soluzione per far andare avanti l'impresa. Questa si chiama improvvisazione. Molte aziende cosa hanno fatto, hanno spinto sul marketing, hanno spinto sui prodotti, hanno spinto sull'innovazione, ma non hanno pensato a tutti quegli equilibri economici, da qui i primi tavoli di dialogo in confindustria perchè la aziende avevano e hanno la necessità di conoscere il credito per la propria azienda sin dai fondamentali. L'imprenditore impegnato dal mercato, dalla produzione, oggi invece dialoga molto di più con la banca che a sua volta ha bisogno dell'imprenditore che poi ti saprà restituire il denaro affidatogli. Quindi oggi l'impresa Banca dialoga molto con le PMI? Sicuramente, le Banche oggi si devo cautelare molto nel concedere il credito e gli imprenditori, devo, a loro volta, essere capaci di dare alle banche tutte quelle notizie per permettere loro di calcolare il rischio. Ovvio questa dinamica deve essere regolata da procedure certe. In Italia la presenza della Banca d'Italia o della Centrale Rischi ci garantisce un controllo sereno di queste regole. Dopo la frenata del 2008, le imprese avevano ripreso a parlare di investimenti e le banche erano disposte a concedere loro il credito necessario. Il terremoto economico di questi giorni, ha rimesso in discussione nuovamente questo dialogo, creando di fatto un blocco tra banche e credito delle imprese. Oggi le banche sono responsabilmente in difficoltà nel concedere nuova fiducia alle imprese del sud in particolare e si parla molto di ristrutturare il credito. Loro sono imprese e come tutte le imprese sono sottoposte al rischio, si parla tanto di rating. Ovvio questo varia tanto da istituto di credito a istituto di credito. Come ben sappiamo la normativa di Basilea 2 fissa solo le linee guida, lasciando spazio alle banche sulle metodologie e sui processi che porteranno alla definizione del rating purchè siano considerati gli stessi principi di valutazione. Quindi abbiamo da una parte le imprese che hanno idee e che ricercano capitali per realizzarle, dall'altra abbiamo le banche che hanno la necessità di vendere bene il loro denaro, ma manca il terzo punto, la politica. Oggi nel meridione manca la politica che ascolti le aziende e le banche. C'è troppa differenza tra i passi della politica e quelli che le aziende chiedono a gran voce. Speso gli sforzi della politica non sono tagliati sulle nostre reali esigenze. Dovremmo essere noi aziende a dettare le linee guida e il ritmo alla politica non il contrario. Spesso la politica ci fà degli abiti stupendi, ma sono abiti che a noi non servono. Quindi più che un dialogo con le banche io invocherei un dialogo aperto di entrambi con la politica. Ma non in tutte le regioni ci sono questi problemi di ricetta per rilanciare l'economia. Assolombarda e ABI Commissione Lombardia, ad esempio, hanno sottoscritto un accordo per assistere le imprese dell'area milanese alla luce della prossima scadenza relativa alla segnalazione degli sconfinamenti bancari che le vedra' direttamente coinvolte a partire dal prossimo anno. Dal 1 gennaio 2012, infatti, si concludera' il periodo di deroga concesso da Basilea 2 alle banche italiane per effettuare la segnalazione degli sconfinamenti (Past Due) dopo 180 giorni. La segnalazione dovra' essere attivata dopo 90 giorni. "Da tempo abbiamo iniziato un percorso di collaborazione che ha portato al sistema banca-impresa reciproci vantaggi", ha dichiarato Nicolo' Codini, Vicepresidente Assolombarda con delega al Credito. "Questo accordo e' un esempio concreto di come, attraverso un dialogo continuo tra ABI e Assolombarda e una costante attenzione ai mutevoli bisogni delle aziende, sia possibile mettere a loro disposizione un insieme di soluzioni sempre aggiornate e legate alle esigenze del momento. Con tutte le iniziative di questi anni", ha aggiunto "abbiamo voluto dare un forte messaggio alle nostre aziende e al territorio di Milano: la crisi non deve spaventare le imprese. Assolombarda e' al loro fianco. La criticita' della situazione deve indurre tutti gli imprenditori a uno scatto di orgoglio e a una reazione costruttiva". "Banche e imprese fanno quadrato rafforzando il dialogo attraverso un confronto costante e fattivo", ha commentato Franco Ceruti, Presidente di ABI Lombardia. "Bisogna lavorare per trovare le condizioni affinche' la fase di transizione verso le novita' regolamentari sia completamente gestibile. Lo chiede l'industria bancaria e lo chiedono le imprese. "L'ABI e le banche italiane hanno ritenuto opportuno fare un passo in piu' per sostenere il sistema imprenditoriale e consentirgli di agganciare la ripresa senza perdere capacita' produttiva, attivando una serie di iniziative in collaborazione con il Governo, le altre Istituzioni e le rappresentanze di impresa. Il Protocollo firmato con Assolombarda", ha concluso il Presidente di ABI Lombardia, "va inteso come un ulteriore strumento per informare le imprese sulle importanti novita' operative che entreranno in vigore dal nuovo anno, in modo che non si trovino impreparate, e abbiano la possibilita', qualora ne facciano richiesta, di usufruire di una consulenza personalizzata ad hoc al fine di valutare insieme alle banche la loro situazione in prospettiva delle novita' regolamentari". |