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IN FUMO 50MILA TONNELATE DI VERDURE ITALIANE

Disdetta ordini di ortaggi e legumi per 12mila tonnellate solo dalla Germania.

 

Almeno cinquantamila tonnellate di ottime e sane verdure italiane sono andate perse perché invendute negli ultimi dieci giorni a causa del calo nei consumi interni e del crollo delle esportazioni a partire da Paesi come la Germania che rappresenta il principale mercato estero di sbocco dell’ortofrutta Made in Italy. Questi gli effetti della psicosi nei consumi determinata dalle false accuse, dai ritardi e dalle incertezze nella gestione dell’emergenza determinata dall’epidemia di Escherichia coli in Germania. Dopo le rassicurazioni del Ministro della Salute Ferruccio Fazio, il danno economico è l’unico vero rischio certo per l’Italia.

Dall’inizio dell’epidemia è andata perduta una quantità di prodotto in grado di garantire il giusto apporto di ortofrutta all’intera popolazione italiana per più di 2 giorni, considerato che 400 grammi è la dose minima giornaliera indicata dall’Oms. I produttori ortofrutticoli hanno visto svanire il risultato di un intero anno di lavoro proprio nel momento della raccolta e ad essere maggiormente colpiti sono stati i cetrioli con punte del 90 per cento di prodotto invenduto, ma un effetto traino negativo si è avuto anche per pomodori, insalate, broccoli, zucchine, verze ed altri tipi di vegetali con un calo nei consumi stimato in media pari al 20 per cento che ha portato l’ammontare delle perdite economiche ad un valore superiore ai 100 milioni di euro. In Italia il 43 per cento dei consumatori di fronte ad una emergenza alimentare evita gli alimenti di cui ha sentito parlare per un certo periodo di tempo, mentre il 13 per cento lo esclude definitivamente dalla dieta, dati Eurobarometro.

All’estero particolarmente pesante è il conto delle mancate vendite di ben 12mila tonnellate di ortaggi e legumi Made in Italy negli ultimi dieci giorni in Germania dove le autorità continuano a sconsigliare in modo generalizzato il consumo di verdure fresche nonostante sia ormai chiaro dalla localizzazione dell’epidemia che il problema si è verificato in Germania e non riguarda le produzioni degli altri Paesi che peraltro sono identificabili dall’obbligo di indicare in etichetta la provenienza. A questo dato si sommano i cali delle esportazioni negli altri Paesi europei e quelli provocati dalle misure protezionistiche ingiustificate come il blocco delle importazioni, dalla Russia all’Arabia Saudita.

A rischio c’è un settore in cui operano 300mila imprese ortofrutticole nazionali specializzate per una produzione attorno ai 25 milioni di tonnellate che genera un fatturato di oltre 11 miliardi di euro e garantisce occupazione per 50 milioni di giornate di lavoro. L’aumento a 210 milioni degli stanziamenti, previsto nella nuova proposta della Commissione europea, rappresenta un segnale di attenzione che tuttavia arriva a coprire appena la metà delle perdite subite dagli agricoltori europei che ammontano già a 417 milioni di euro, dei quali almeno 100 milioni solo in Italia.

Accanto a misure adeguate di sostegno ai produttori agricoli ingiustamente colpiti, occorre intervenire con la corretta informazione per fermare la psicosi che ha determinato il crollo nei consumi a livello nazionale e comunitario. Un primo segnale è arrivato dal Ministro della Politiche Agricole Saverio Romano e dal presidente della Coldiretti Sergio Marini che hanno mangiato una insalata di cetrioli “antipanico”.


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