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ISTRUZIONE: ANMVI, I CORSI DI LAUREA IN MEDICINA VETERINARIA STANNO CAMBIANDO
 
ROMA - “Programmare le immatricolazioni al corso di laurea in medicina veterinaria è una misura da mantenere nell'interesse innanzitutto dei giovani. Ma il numero dei posti disponibili non deve essere stabilito secondo le esigenze di un Servizio Sanitario Nazionale e di Servizi Sanitari Regionali che non creano posti di lavoro e nemmeno dettato dalle convenienze universitarie. Il numero programmato deve essere scientificamente ragionato sui reali fabbisogni occupazionali e di mercato”. E’ questo il commento di Carlo Scotti - delegato ai rapporti istituzionali per l'ANMVI, l'Associazione che partecipa al Tavolo tecnico del Ministero dell'Università per la determinazione annuale delle immatricolazioni – alla vigilia dei test di ammissione ai corsi di laurea in medicina veterinaria che si svolgono domani per 958 posti in 13 sedi universitarie. Il numero programmato ai corsi di laurea in medicina veterinaria sta scendendo di anno in anno perché il Ministero dell'Università ha riconosciuto le condizioni di disoccupazione e sotto-occupazione che affliggono i giovani laureati in medicina veterinaria. L'ANMVI apprezza la posizione dell'ANVUR – la neonata Agenzia per la Valutazione delle Università - conclude Scotti - che ha sottolineato la necessità di parametrare il numero programmato alle reali possibilità occupazionali e di razionalizzare l'offerta formativa all'insegna della qualità didattica. “Non si fa abbastanza orientamento - aggiunge Scotti - non si dice chiaro ai ragazzi che le Facoltà di Veterinaria stanno subendo una rivoluzione nell'offerta didattica-formativa che sta portando ad una severa selezione dei corsi e che il mercato del lavoro è afflitto da una concorrenza esasperata. I giovani devono sapere che l'Europa ci sta chiedendo di certificare la qualità della formazione del laureato in medicina veterinaria e sta chiedendo sforzi organizzativi e finanziari alle nostre Facoltà che dovranno essere gioco-forza razionalizzate, qualcuna potrebbe essere costretta a chiudere”. “ Oggi i giovani scelgono i test senza un adeguato orientamento - conclude il rappresentante dell’ANMVI - si dovrebbero invece favorire occasioni di incontro in Facoltà con i medici veterinari già operanti nei molteplici campi della veterinaria, per far loro conoscere la realtà di una professione troppo spesso idealizzata, prima di investire in cinque anni di studi universitari e in un futuro professionale incerto".

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