Cene al buio, raccolte «libere» in campo (si va in prima persona sul terreno, si raccoglie il prodotto, poi si pesa e si paga), persino «corsi di sopravvivenza» per single convinti o di ritorno, che comprendono i più svariati pacchetti: dalla cucina coi prodotti di qualità fino all’arte, ormai desueta, del rammendo. Così l’agriturismo si reinventa. Ma non è per una questione di crisi, anzi. Le strutture dell’ospitalità rurale godono di buona salute, almeno se osservate sotto il profilo numerico. Si stima infatti che in Italia, dai dati Istat e delle singole Regioni, siano circa 18mila le aziende agrituristiche, con un tasso di crescita medio negli ultimi anni di circa il 4 per cento a livello nazionale (ma con punte che superano il 10-15 per cento).
Piuttosto, è un aspetto dell’agricoltura multifunzionale che offre nuovi spunti per sedurre, coccolare e magari fidelizzare un nuovo target di clientela. La parola d’ordine è appunto «originalità». «I fondi dei Programmi di sviluppo rurale destinati all’agriturismo costituiscono solamente una parte delle molte opportunità – ha spiegato Marco Boschetti, direttore del Consorzio agrituristico mantovano e uno dei massimi esperti in Italia del settore, durante il workshop dedicato proprio alle misure dei Psr, organizzato da Veronafiere in collaborazione con L’Informatore Agrario -. L’ospitalità rurale deve attivare anche particolari leve di marketing e di comunicazione per distinguersi in un panorama sempre più vario».
Diversificare, innovare e creare iniziative per pubblici specifici costituiscono infatti, secondo Boschetti, le tre formule vincenti per competere in un mercato che rischia di diventare saturo. «Il mercato – ha valutato Boschetti – ha ancora prospettive di crescita. Bisogna così attrarre nuovi ospiti, facendo leva anche sugli aspetti emozionali e identitari del servizio agrituristico». Ecco allora che si può attrarre il consumatore proponendogli di venire a raccogliere frutta e ortaggi di stagione direttamente in campo. «Questa proposta soddisfa un duplice vantaggio – ha osservato Boschetti -. Perché da un lato gli ospiti, accedendo al campo in prima persona, hanno l’opportunità di scegliere liberamente i prodotti e la qualità migliore a prezzi vantaggiosi, mentre allo stesso tempo l’azienda agricola registra un risparmio di costi fino al 50 per cento».
Un’altra fonte di reddito e di diversificazione produttiva, che assicura senza dubbio un forte appeal è la vendita di prodotti di fattoria, freschi e trasformati. Alcuni esempi? Pane, verdure sottolio, confetture, mostarde e marmellate. L’agriturismo può anche rivestire funzioni per un certo verso «socio-educative», magari partendo da un corso di cucina o di degustazione. «Basti pensare – ha citato appunto Marco Boschetti – alle attività rivolte agli ospiti con problemi di inappetenza, ma anche all’educazione alimentare e all’insegnamento delle proprietà nutrizionali dei diversi prodotti». Sempre trendy le iniziative mirate per famiglie e bambini.
«Se l’alta ristorazione costituisce spesso un ambiente troppo algido per chi deve occuparsi di pasti baby, l’agriturismo con angoli nursery o animazioni didattiche offre invece l’occasione per coniugare un clima conviviale con opportunità ludiche a misura di diverse fasce d’età». Dalla tavola allo sport, ma sempre restando negli agriturismi, è possibile. Alcune attività, infatti, offrono spazi per la pesca sportiva, magari con annesse aree deputate alla pulizia del pesce e al barbecue. «Ma c’è anche chi ha pensato di sfruttare gli spazi delle cascine per motociclette e cicloturismo».
Fonte FIERAGRICOLA |