Un americano alla guida della Barclays, la terza banca più importante del Regno Unito. Bob Diamond, 59 anni, attualmente a capo del braccio investimenti e “wealth business” di Barclays, è stato designato nuovo amministratore delegato in sostituzione del britannico John Varley, che lascerà l’incarico alla fine del mese di marzo.
Diamond sarà presidente e vice ad già da ottobre, prima di andare a occupare la poltrona più alta del gruppo bancario quando avranno effetto le dimissioni di Varley. Secondo il “Wall Street Journal”, l’annuncio arriva “a sorpresa”, dato che Varley non aveva mai accennato in precedenza all’intenzione di andare in pensione. Certo è che la nomina di Diamond segna una “vera svolta, almeno simbolicamente” per una banca come la Barclays, le cui radici risalgono al Seicento.
Secondo il WSJ, infatti, se Varley era visto come il classico “gentiluomo inglese”, mai polemico e dalle dichiarazioni “soft”, Diamond al contrario rappresenta “la quintessenza” dello stile americano. Il suo mantra all’interno di Barclays Capital è che “lui non tollera i cretini”. D’altra parte, ricorda il “Wall Street Journal”, Diamond negli ultimi tempi ha acquisito sempre più potere all’interno del gruppo bancario e in campi fuori della sua sfera di competenza. Per esempio, recentemente è stato “l’uomo ombra” dietro un accordo di alto profilo tra Barclays e governo locale, grazie al quale ora il nome e il logo della banca sono sulle biciclette pubbliche di tutta Londra. Un affare, osserva il WSJ, che è scaturito dal suo stretto rapporto personale con il sindaco della capitale Boris Johnson. Ma la nomina di Diamond ad amministratore delegato di Barclays non è immune da polemiche.
Su di lui si sono scatenate più volte le critiche di politica e stampa inglese in merito al nodo del compenso dei banchieri. Nel 2009 infatti, nel pieno della crisi finanziaria, è stato il secondo manager più pagato al mondo con un compenso complessivo di oltre 92 milioni di dollari, dopo i 34 milioni percepiti nel 2008 e i 26 milioni l’anno precedente. Per questo motivo è stato spesso soprannominato “Mr. Bonus” o peggio “il volto inaccettabile del banking”. La sua designazione come ad del gruppo, quindi, rischia di sollevare perplessità forti nella City di Londra, anche perché – conclude il “Wall Street Journal” – giunge in un momento in cui Barclays sta minacciando di delocalizzare la sua sede fuori dall’Inghilterra. |