di Leonardo Verdini
La presentazione oggi alla Camera degli atti dell’Indagine conoscitiva su “Taluni fenomeni distorsivi del mercato del lavoro” (lavoro nero, caporalato e sfruttamento della manodopera straniera) della Commissione Lavoro, rappresenta una base importante dalla quale partire per contrastare il lavoro sommerso. In particolare, si condivide l’analisi del fenomeno rappresentata nell’indagine, ovvero un quadro non univoco di situazioni che vanno affrontate in modo mirato e non generico, azionando le leve più diverse e realizzando politiche di ampia portata con il contributo di tutte le parti interessate.
Tra queste leve vanno sottolineate: la semplificazione delle norme sul lavoro degli stranieri, come ha ricordato anche l’onorevole Teresa Bellanova, componente della Commissione Lavoro della Camera; l’alleggerimento degli oneri sul costo del lavoro che gravano sulle imprese e determinano fenomeni di dumping; l’introduzione di forme di premialità per le imprese virtuose. A tal proposito ci si augura che gli spunti provenienti dall’indagine possano tradursi presto in una proposta legislativa. Nello stesso tempo per le forme più gravi di sfruttamento della manodopera va senza alcuna esitazione perseguita l’azione di controllo e la repressione, così come le pene per detti reati devono essere durissime e, se necessario, inasprite.
Indubbiamente se anche le parti sociali attraverso la bilateralità sapranno offrire una valida alternativa alle varie forme di caporalato, presenti soprattutto nel Sud, vi saranno più chance di incidere su tale fenomeno e sottrarre sempre più aziende e lavoratori alla sfera dell’irregolarità. Infine si esprime un particolare apprezzamento per l’invito del presidente della Camera Gianfranco Fini affinché su temi così socialmente rilevanti, dai quali si evince il livello di civiltà di un paese, si possa uscire da un clima di perenne contrasto ideologico -come dimostra l’Indagine- e si possa agire tenendo conto dell’interesse generale. |