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LA CRISI IN ALBANIA

 

La crisi Albanese non è uguale a quella della Tunisia, ma affonda le sue origini nell'incompiuta transizione democratica. Vent'anni fa nel 1991 il Paese delle aquile, uscì da oltre 45 anni di regime dittatoriale, guidato prima da Enver Hoxha poi da Ramiz Alia, iniziando il percorso di transizione democratica del paese. Dal '91 al 2009 Berisha, capo della destra locale, e diversi leader socialisti si sono alternati alla guida del governo. La transizione democratica ha camminato a rilento, soprattutto perché "la vecchia guardia" del regime si è riciclata nei partiti post 91, la corruzione è rimasta alta nonostante diverse riforme del sistema giuridico, I diritti dell'uomo sono calpestati soprattutto nelle carceri, l'emancipazione delle donne nelle campagne di periferia sono anni luce lontani dagli standard occidentali.

Economicamente il Paese ha iniziato a riprendersi a ritmi sostenuti e il paese ha segnato una crescita costante, anche se la forbice tra ricchi e poveri è aumentata sempre di più. Nel 2009 si sono svolte le elezioni politiche che hanno visto vincitore nel numero dei parlamentari di nuovo Berisha, grazie all'alleanza con LSI di Ilir Meta, con solo 2 voti di maggioranza. Nonostante il voto popolare sia stato favorevole ai socialisti ben oltre 100 mila preferenze. L'opposizione, guidata dal leader socialista Edi Rama, non ha riconosciuto come valide le elezioni denunciando brogli e di fatto non partecipando attivamente alla vita parlamentare del paese. Il primo broglio è la legge elettorale, che ha premiato il Partito di Berisha nonostante abbia ottenuto meno consensi, grazie ad un sistema elettorale, entrato in vigore un mese prima delle elezioni, simile al nostro porcellum che ha premiato le regioni storicamente legate alla destra locale.

Il secondo broglio è avvenuto nello svolgimento delle elezioni. Durante le giornate del voto, partecipai assieme ad altri amici, ad una spedizione internazionale come osservatore, e solo nel mio seggio posso testimoniare che ho visto entrare "autonomamente" nella cabina elettorale solo due donne, le altre venivano tutte "accompagnate" dal marito o dal "capetto" locale. Gli anziani, si dichiaravano tutti ciechi, anzi lo dichiaravano i loro accompagnatori e quindi anche loro hanno votato "accompagnati". Naturalmente il "voto accompagnato" permesso dalla legge "porcellum albanese" è un evidente segno di come nei seggi l'espressione di voto è stato influenzato e deciso dal governo centrale. In diversi seggi, alcuni miei colleghi osservatori, sono stati testimoni, di come a seggio chiuso è stato permesso di votare a migliaia di persone senza il riconoscimento del documento d'identità, violando così gli elementari regole di un voto elettorale.

Per cui le proteste dell'opposizione Albanese sono tutte certificabili e dimostrabili. Così dalle elezioni politiche ad oggi, le opposizioni non riconoscono l'esito delle votazioni e accusano di corruzione molti membri di governo e lo stesso premier. Le forme di protesta sono state diverse in questo periodo, moltissimi militanti e leader socialisti hanno utilizzato "lo sciopero della fame" per attirare l'attenzione della comunità internazionale sulla situazione albanese, hanno organizzato enormi manifestazioni di piazza, ma solo la Francia e l'UE hanno preso le distanze da Berisha. L'escalation delle proteste è cresciuta a metà gennaio, quando i media hanno pubblicato un video, in cui l'ex ministro dell'economia Dritan Prifti trattava tangenti con il vice primo ministro ilir Meta, l'ex leader socialista ora capo di un nuovo partito alleato con Berisha. Meta si è dimesso dagli incarichi di governo e la magistratura ha aperto un indagine.

Le manifestazioni di piazza contro il governo dei corrotti, hanno avuto l'epilogo il 21 gennaio scorso a Tirana. Un corteo gigantesco di militanti socialisti ha sfilato per le vie della capitale e giunto davanti al palazzo del governo la polizia ha cominciato a sparare lacrimogeni per disperdere i manifestanti e ha anche utilizzato idranti. A un certo punto la guardia repubblicana ha cominciato a sparare. Sono morte 3 persone, ne sono rimaste ferite oltre 80 e ci sono stati più di 100 arresti tra i manifestanti. Ieri, 28 gennaio, l'opposizione è scesa nuovamente in piazza a Tirana. In migliaia hanno partecipato in piazza Skandergberg alla manifestazione promossa dall'opposizione, per ricordare le tre vittime di venerdì, il corteo si è svolto in un clima molto tranquillo e quasi irreale, in un silenzio totale, senza bandiere ma solo candele e centinaia di migliaia di fiori, segno che la verità sugli scontri è dalla parte dei manifestanti. E il Popolo albanese sta cambiando, o forse è già cambiato ma noi lo percepiamo ancora identico ai suoi leader politici.

Tutte le istituzioni, da noi governate, devono promuovere iniziative istituzionali affinché il governo albanese attui riforme per rendere l'Albania un paese più democratico, che garantisca equità sociale e che combatta la corruzione a partire dai propri ministri. La dinamicità dei giovani che studiano e che si affermano in giro per il mondo sono l'esempio di un cambiamento che è già in atto. Noi dalla Puglia non possiamo non dimostrare la nostra vicinanza all'Albania più dinamica che vuole e pretende la democrazia.


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