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LA FISCALITÀ DELLE NEWSLOT: QUADRO EUROPEO E IPOTESI DI MODIFICA DEL MODELLO DI IMPOSIZIONE ITALIANO

Il comparto dei giochi pubblici e delle scommesse sportive si è ormai affermato come settore trainante del sistema Paese. L’intero comparto ha visto aumentare i volumi di raccolta ad un tasso medio annuo del 23% tra il 2003 e il 2009 (da 15,4 a 54,3 miliardi di euro) e del 13% nel 2010, raggiungendo la cifra record di 61,4 miliardi di euro (+296% rispetto al 2003).

 

La raccolta del primo trimestre del 2011 è stata pari a 18 miliardi di euro, con un incremento del 17,65% rispetto allo stesso periodo del 2010. I giochi più “generosi” sono sempre le New Slot, che nei tre mesi hanno raccolto 7,7 miliardi di euro, seguite dalle Lotterie (soprattutto i Gratta e Vinci) con 2,7 miliardi e dalle Videolottery (quasi 2,2 miliardi di euro). Gli apparecchi da intrattenimento, quindi, da soli, hanno incassato nel primo trimestre 9,9 miliardi di euro, il 55% dell’intera raccolta del comparto giochi.

La costante crescita di questo settore economico è attribuibile ad un effetto di compensazione tra dinamiche di segmento di gioco notevolmente differenziate tra loro. Il comparto degli apparecchi da intrattenimento ha registrato la migliore performance del settore, con un incremento costante del volume di raccolta su base annua (32 miliardi di euro nel 2010, 7 volte superiore rispetto al 2004), cui ha corrisposto un incremento notevole dell’incidenza di questo segmento di gioco sul totale della raccolta (dal 2,4% del 2003, al 52,1% del 2010). Trend positivo di raccolta anche per lotterie, trainate dai Gratta e vinci (da 282.000 a 9,4 miliardi di euro), SuperEnalotto (da 2 a 3,5 miliardi di euro) e giochi a base sportiva (da 1,6 a 4,5 miliardi di euro).

Gli altri segmenti di gioco risultano, viceversa, in tendenziale diminuzione: la raccolta del Lotto, che nel 2004 aveva registrato la cifra record di 11,6 miliardi di euro, è scesa a 5,2 miliardi di euro nel 2010 (con un’incidenza dell’8,5% sulla raccolta complessiva, contro il 44,8% del 2003); la raccolta del Bingo, in crescita del 39,6% tra il 2003 e il 2006, ha registrato una flessione di circa 240 milioni di euro nel triennio successivo (con un’incidenza del 2,8% sulla raccolta 2009, contro l’8,1% del 2003), per poi tornare ad aumentare nel 2010 (1,9 miliardi di euro di raccolta, 3,2% del totale) per effetto di una dimuzione della pressione fiscale.

Un primo parametro per valutare quale sia il “peso” dell’industria dei giochi pubblici e delle scommesse sportive sull’economia italiana è dato dal rapporto tra la raccolta complessiva generata ogni anno dai diversi comparti del settore e il Prodotto interno lordo, entrambi espressi in valori nominali. Un rapporto cresciuto costantemente tra il 2003 e il 2010, con un’incidenza della raccolta sul Pil triplicata: dall’1,16% del 2003 al 3,86% del 2010. In particolare: tra il 2003 e il 2008, Pil e raccolta hanno entrambi registrato un incremento in valore nominale, ma il trend di crescita della raccolta è stato più che proporzionale rispetto all’aumento del Pil (rispettivamente +207% e +17,4%), determinando un incremento del rapporto raccolta/Pil di 1,8 punti percentuali.

L’ulteriore incremento del rapporto raccolta/Pil nel 2009 (dal 3% al 3,58%) è, viceversa, attribuibile ad una diminuzione in valore nominale del Pil ed un contestuale aumento della raccolta. Nel 2010, la raccolta è aumentata più che proporzionalmente rispetto al Pil, determinando un ulteriore incremento del rapporto tra le due grandezze (dal 3,58% al 3,86%). Un secondo parametro è rappresentato dal numero di imprese attive nei diversi comparti del settore che al 2009, stando ai dati unioncamere, si attestano a 2.758 unità. Nel Sud (1.342 unità, 48,7% del totale delle imprese attive), rispetto al Centro (608 unità d’impresa, 22% del totale) e, soprattutto, al Nord-Ovest e NordEst (rispettivamente 17,9% e 11,4% del totale) si trova la maggiore concentrazione di imprese che operano nel settore.

Il primato spetta alla Campania, al Lazio e alla Lombardia (rispettivamente 558, 328 e 303), ma sono significativi anche i dati della Puglia (267) e della Sicilia (261), regioni dopo le quali il numero di imprese nel settore giochi pubblici e scommesse scende al di sotto delle 200 unità. La provincia con il più alto numero di imprese attive è Napoli (350 unità d’impresa, 12,7% del totale), seguita da Roma, Bari, Milano e Palermo. Il trend di crescita del numero di imprese attive nella gestione di apparecchi da intrattenimento o attività connesse a lotto, lotterie, scommesse, etc. viene confermato dai dati al primo trimestre 2010 (2.815, +2% rispetto a fine 2009), contro una riduzione del numero complessivo di imprese italiane dello 0,6%.

L’analisi del quadro europeo della fiscalità dei giochi pubblici e, nello specifico, del comparto degli apparecchi da intrattenimento, rivela, anzitutto, l’assenza di una regolamentazione omogenea a livello comunitario, fermo restando l’applicazione dei princìpi generali di libera circolazione di merci, imprese, persone e capitali previsti nei Trattati fondanti dell’unione europea. La disciplina normativa della fiscalità dei giochi pubblici e delle scommesse sportive rimane, quindi, di esclusiva competenza dei singoli Stati membri, ai quali è attribuita piena autonomia in merito alla regolamentazione dei diversi aspetti ad essa attinenti (valore della tassazione, esenzione, base imponibile, maturazione, periodo impositivo, modalità e tempi di riscossione).

A fronte di tale autonomia, i modelli di imposizione fiscale applicati nei singoli paesi europei sugli apparecchi da intrattenimento risultano estremamente eterogenei tra loro. In particolare, è possibile distinguere: - l’Italia, con un unico modello di imposizione fiscale nel quale: la raccolta rappresenta la base imponibile; le entrate erariali derivano dall’applicazione, sulla base imponibile, di un’aliquota d’imposta (PREU), diversificata in funzione degli scaglioni di raccolta delle somme giocate (aliquota media d’imposta del 12,4% nel 2009 e di circa il 12,06% nel 2010); il soggetto passivo non è tenuto al pagamento dell’IVA; - l’Inghilterra e la Spagna, con modelli di imposizione fiscale nei quali: la base imponibile è rappresentata dalla singola macchina da gioco; le entrate erariali derivano dall’applicazione, sulla base imponibile, di una quota fissa su base annua.

Rappresentano, viceversa, elementi di differenziazione dei due modelli di imposizione fiscale sugli apparecchi da intrattenimento: il pagamento dell’IVA, prevista solo in Inghilterra; la competenza normativa, esclusivamente nazionale in Inghilterra, nazionale e regionale (Comunità Autonome) in Spagna; - la Francia, dove gli apparecchi da intrattenimento possono essere installati e gestiti in via esclusiva dai casinò e l’attuale modello di imposizione fiscale prevede un prelievo calcolato sul margine operativo lordo (differenza tra raccolta e payout).


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