Indagare l’opera urbanistica di Federico II e la sua politica di edificazione, ripercorrendo in un itinerario ideale attraverso porti, castelli e corti il rapporto con il territorio dell’imperatore di Svevia. Se n’è parlato nel convegno di studi “Per una geografia federiciana dell’Italia”, nell’Auditorium Padiglione 10, coordinato da Cosimo Damiano Fonseca, accademico dei Lincei nonché direttore dell’Istituto Internazionale di Studi federiciani del Cnr. La Fiera come sede ideale per un argomento del genere. «D’altronde lo stesso Federico II apprezzava le fiere, ed è stato il primo in Europa ad organizzarne una nel 1270 circa» ha precisato Silvio Panaro, presidente della Camera di Commercio italo-orientale che ha organizzato con la Campionaria il convegno.
Da parte sua Fonseca ha ricordato che riparlare di Federico II in questa sede, a distanza di 25 anni dall’ultimo simposio, indica un rinnovato interesse nei confronti delle tematiche federiciane. Il lungo intervento del professor Fonseca s’è snodato attraverso l’analisi dei castelli costruiti da Federico II: «I 250 castelli sono il segno più evidente della presenza politica del grande svevo, che si occupava con particolare cura anche della loro manutenzione e di munire le fortezze di un buon sistema difensivo, come emerge da numerosi documenti successivi al 1239 tra cui il noto Statutum de reparatione castrorum», ha spiegato. «Federico II fu anche costruttore di città nuove in base a un lucido disegno politico volto allo sfruttamento e al ripopolamento delle aree soggette al suo dominio».
Anche Alessandro Di Muro, dell’Università della Calabria, s’è soffermato sull’importanza dei castelli e del loro ruolo strategico nella politica federiciana: «L‘organico programma di difesa e controllo del territorio dell’imperatore di Svevia era incentrato nella costruzione di una rete di strutture castellari poste lungo le maggiori direttrici viarie del Regno, come il Castel del Monte, in territorio di Andria che viene edificato non distante dalla via Traiana, oppure la fortezza di Oria, che sorge lungo l’Appia antica. Tuttavia non resta molto del vasto programma edificatorio federiciano per le modifiche subite nel tempo».
Christian Toomaspoeg, docente dell’Università del Salento, ha illustrato invece la concezione del potere dell‘ imperatore: «L’intento di Federico II era principalmente costruire nuovi nuclei urbani per uniformare il territorio, tuttavia egli intendeva anche ampliare le risorse economiche della sua corte» -ha precisato. «Il rapporto che instaura con le realtà urbane è spia della sua personale idea. Nel suo modo di vedere, era il popolo a doversi avvicinare al sovrano e non il contrario. Egli rimaneva sempre a distanza, la sua era una presenza quasi spirituale, esoterica, che è stata oggetto di molti studi anche sotto l’aspetto psicoanalitico». Il relatore ha ricordato infine che a Federico II si deve la costruzione, tra le tante opere, anche di alcuni porti, tra cui gli approdi pugliesi di S.Cataldo e Torre a Mare. |