“La nascita di una Banca del Sud con il concorso di Poste italiane – afferma il sindacalista nella lettera - può essere un grande fatto che sconvolge l’assetto organizzativo del gruppo oppure pura routine. E’ ovvio che l’accentuazione dell’attività bancaria può ridurre pericolosamente le ambizioni del gruppo dentro il mercato dei servizi postali.” “Vorremmo evitare di diventare uno dei giocattoli storicamente “montati ” al momento per gestire i flussi di danaro nel Mezzogiorno e, al pari, di tutti gli altri,” smontati” alla fine di un ciclo o di una fase politica. Poste italiane non è uno “scatolone” inventato nell’ultima ora e rischia di rimetterci la sua specializzazione, la sua missione tradizionale, i suoi assetti occupazionali.”
“Ormai, sono alcuni mesi, si discute apertamente di importanti esuberi – prosegue Miceli - e ciò dimostra che l’azienda sta cambiando e affronta una fase difficile, non più espansiva. Denunciare 10.000 esuberi, come è stato fatto, significa che il modello è in crisi, come pure il fatturato.” “Bisognerebbe, a nostro modesto avviso, - dichiara il Segretario Generale del Sindacato Lavoratori della Comunicazione - concentrarsi su questi fatti e sull’apertura del mercato, perché non c’è niente di peggio di un gruppo che smarrisce la sua missione industriale soprattutto se i nuovi obiettivi non scaturiscono da bisogni del mercato ma da esigenze politiche, anche se legittime.”
“E’ amaro constatare come, in questo caso, Poste italiane sia utilizzata come un classico ramo dell’amministrazione pubblica da utilizzare per scopi legittimi ma impropri. Non può essere così e non può esservi una confusione nel processo decisionale del gruppo. Ecco, siamo preoccupati per l’impatto delle novità, per l’autonomia dell’azienda e per il rischio di diventare un piccolo gruppo bancario smettendo di essere un grande gruppo postale.” |