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LA NATUZZI CHIEDE ANCORA CASSA INTEGRAZIONE

 

La notizia diffusa dalla Natuzzi spa agli organi d’informazione nei giorni scorsi, circa l’esigenza di chiedere al Ministero del lavoro altra Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per quasi 3000 lavoratori, oltre a destare serie preoccupazioni per i livelli occupazionali del territorio, dimostra l’estrema pertinenza delle critiche avanzate da Rifondazione Comunista in merito ai provvedimenti adottati in materia di lavoro nella zona murgiana. Il PRC, infatti, ha già in passato chiesto alle Istituzioni interessate di elaborare una politica economica di diversificazione produttiva per superare la monocultura del mobile imbottito, anziché usare la morfina dei finanziamenti pubblici come unico strumento per rianimare un settore agonizzante.

L’organizzazione del lavoro, il sistema incentivante e la gestione degli ammortizzatori sociali imposti dall’Azienda santermana ai propri dipendenti, basate sulla centralità della quantità a sfavore della qualità, d’altronde, ha sempre denotato una strategia di mercato fondata, sostanzialmente, sulla compressione del costo del lavoro e la conseguente delocalizzazione produttiva verso Paesi più appetibili da questo punto di vista. I Partiti della Rifondazione Comunista di Puglia e Basilicata, pertanto, fanno appello alla responsabilità sociale che i vertici della Natuzzi spa ricoprono nel territorio delle Murgie e chiedono agli stessi di elaborare un Piano industriale degno di questo nome e all’altezza delle sfide che il nuovo millennio pone, quindi, corrispondente ai nuovi prodotti che il commercio internazionale richiede e capace di valorizzare quel Marchio che tutti i lavoratori hanno contribuito a rendere prestigioso.

Inoltre, si chiede a tutti gli Enti pubblici preposti di attivarsi per rilanciare il Sistema economico locale cercando di non far diminuire ulteriormente i consumi ed investendo anche in quei settori presenti che, seppur importanti, non hanno goduto fin’ora della dovuta attenzione. Infine, i PRC Puglia e Basilicata propongono a tutti i lavoratori e Organizzazioni sindacali una mobilitazione generale per difendere i livelli occupazionali e vigilare che l’occasione della crisi non sia colta, come i molteplici contesti ci insegnano, per fare della macelleria sociale ed accrescere a dismisura i profitti.


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