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LA SOMALIA ED I PIRATI DEL CORNO D’AFRICA

 

La seconda edizione del Corso per “Giornalismo e Comunicazione in Aree di Crisi”, è stato particolarmente interessante, in quanto ci ha offerto praticamente la possibilità di immergersi in un contesto militare e di seguirne le vicende, pur rimanendo nel distinto ruolo del giornalista. E’ quanto meno affascinante, ed in una disamina completa vanno considerati anche i rischi cui si va incontro, nell'essere proiettati in un Teatro Operativo, vero, come può essere stato quello del Kosovo, o dell’Afganistan. Questo per quanto concerne l’Esercito, ma le cose sono altrettanto interessanti per la Marina Militare che opera in mare, in quelli vicini ma anche in quelli lontani, e negli ampi oceani, come quello Indiano di fronte al Corno d’Africa della Somalia.

Eppure, pur non volendo essere così radicali nell’immaginare un impiego giornalistico così importante e coinvolgente, ci rendiamo conto che di notizie, interessanti, cruente e di grande attualità ne sono emerse in questo corso; direi che abbondano. Sono tante e diverse, che non si sà quale dare prima, specie per chi di difesa si è occupato poco, tutto sommato. Proviamo però a darne una, partendo da un dato di cronaca. Si tratta di un comunicato stampa apparso sul Diario di Bordo del sito della Marina Militare, il n. 4/2011, del 1 marzo 20011. Il cui titolo recita “Pirateria: Nave Espero nell’Oceano Indiano e Golfo di Aden”. Veniamo informati che una nostra unità navale la Fregata “Espero” ha iniziato una operazione di contrasto alla pirateria nell’Oceano Indiano, in ambito di un programma dell’unione Europea.

La missione è stata denominata “Atalanta” e coinvolge le Forze Navali Europee, nota negli ambienti militari anche come “Task Force 465”, e che si propone di fare da scorta ai mercantili del Programma Alimentare Mondiale, il World Food Programme (WFP) nonché dei mercantili dell’unione dei Paesi Africani in Somalia nota anche con il nome inglese “African union in Somalia” (AMISOM). Verò è, che la presenza di unità navali militari da guerra ha anche un valore deterrente tale da scoraggiare, e si spera impedire, questa emergente ed illegale attività di pirateria dei somali, che – si dice – sia anche fomentata da occulti compratori, ricettatori e/o finanziatori di queste attività. L’attività di pirateria e di rapina non è praticata solo per impossessarsi di navi, beni trasportati e per potenziare la propria offesa, a volte i pirati si spingono oltre fino all’omicidio, e fino alla strage degli equipaggi.

E’ del febbraio scorso, la notizia della strage di una intera famiglia, da parte dei pirati del “Corno d’Africa” e nel Golfo di Aden, per accaparrarsi il l prezioso natante. Si trattava di uno yacth americano catturato dai pirati. Per la sua liberazione con un blitz tentato dalla forze speciali USA, non andato a buon fine, i 4 ostaggi della nave sono stati uccisi. Oltre ai due proprietari altri due anziani coniugi che giravano per i porti regalando bibbie evangeliche. E, ancora due giorni dopo questo tragico evento si è registrato la notizia del sequestro di tre minorenni danesi che giravano il mondo in mare, era la prima volta che passavano dal quelle parti, ma evidentemente non sapevano di dover passare attraverso un corridoio che le Forze Armate di Mare Europee e Internazionali, tra cui anche Americane e Cinesi, – anche se con diversi distinguo nel comportamento – stanno faticosamente preparando, ed ovviamente, si organizzano per poterlo difendere, garantendo una migliore protezione alle navi mercantili.

Ma va anche registrato purtroppo che la Forza Militare Cinese preferisca difendere, con minore senso di altruismo, le proprie merci, ed innanzitutto i propri carichi ed equipaggi, fuori cioè da una logica si soccorso umanitario internazionale. Ancora più recentemente scopriamo la seguente nota, a “Nairobi, l’8 aprile – dice Adnkronos – i pirati somali hanno sequestrato una nave di proprietà tedesca, battente bandiera di Antigua e Barbuda, la Susan K, al largo delle coste dell’Oman. Secondo quanto riferito dal portavoce della missione anti-pirateria della Ue, Paddy O’Kennedy, l’equipaggio dell’imbarcazione e’ costituito da 4 ucraini e 6 filippini”. Un problema molto grosso, questo e tuttavia poco conosciuto, almeno da parte di molti italiani. L’Italia con una vocazione marittima così importante si pone, forse poco, il problema informativo circa le rotte privilegiate, e la cronaca dei fatti di mare.

Ad esempio, poco si sa che la Fregata “Espero” con i suoi 221 membri di equipaggio continua un lavoro iniziato dal 2005 con l’operazione “Mare sicuro” come contrasto al fenomeno della pirateria e più in generale alla sicurezza delle rotte commerciali. L’unità navale al comando del Capitano di Fregata Vito Lacerenza, ora sostituisce, come in una staffetta, la nave “Zeffiro” che era operativa da tre mesi nell’Oceano Indiano. Un impegno costante che la Marina Militare svolge spesso senza la notorietà e l’enfasi, ormai del tutto standardizzato, per numero e varietà di programma dei media nazionali, anche statali. Del lavoro specialistico e professionale, ma, silenzioso quanto necessario, come quello offerto dal T.V. Federico Mariani Capo Ufficio della Pubblica Informazione del Comando in Capo della Squadra Navale, solo pochi, purtroppo, ne sanno qualcosa.


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