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LA VICENDA DEL BIOGAS E LE PROPOSTE PER LIMITARNE LO SVILUPPO

Polemiche sterili per posizioni sbagliate.

 

Tra le cronache di questi giorni sui numerosi problemi della nostra agricoltura si è aggiunto un tema che ha destato attenzione e preoccupazione. Ci riferiamo alle proposte di limitazione all’utilizzo di colture dedicate nella produzione di biogas. Per spiegare quanto è avvenuto è necessario descrivere sommariamente il contesto del problema. Si sta per concludere l’iter procedurale per giungere alla approvazione di un importate decreto legislativo che dovrà recepire la recente direttiva europea sull’energia da fonti rinnovabili. In poche parole in questo provvedimento sono contenute le regole e gli incentivi per lo sviluppo delle fonti rinnovabili per i prossimi 10 anni. Sono quindi coinvolti direttamente gli interessi di tutto il sistema economico che ruota attorno alle energie “pulite” ma sono altresì comprese anche le politiche per la loro diffusione nelle case dei singoli cittadini, nelle imprese, nei trasporti. Il Consiglio dei Ministri nella seduta dello scorso 30 novembre ha approvato in prima lettura il testo di questo decreto, successivamente sottoposto al parere di alcune commissioni del Parlamento.

Questa fase si è conclusa proprio in questi giorni, ed ora, è attesa a breve, tra poche settimane, la definitiva emanazione da parte del Governo del decreto legislativo, sulla base della delega che lo stesso Parlamento gli ha conferito. Il testo in esame contiene alcuni principi molto importanti, che in alcuni casi modificano profondamente le attuali regole sia per autorizzare gli impianti, sia sui criteri per il riconoscimento degli incentivi. Sono inoltre previste delle vere novità che allineano l’Italia agli altri paesi del nord Europa, come nel caso delle norme e dei sostegni per lo sviluppo del biometano nel nostro paese. Questo decreto di prossima emanazione contiene inoltre indicazioni per limitare alcuni possibili effetti negativi , ad esempio nella installazione dei pannelli fotovoltaici a terra in aree agricole. Nel merito del biogas, lo schema di decreto prevede alcuni principi che dovranno indirizzare il futuro sistema di incentivi e tra questi quelli che: “ … promuovano prioritariamente l’uso efficiente di biomasse rifiuto e sottoprodotto, di biogas da reflui zootecnici o da sottoprodotti delle attività agricole, agroalimentari, di allevamento e forestali, in particolare in impianti di micro e mini cogenerazione, ovvero in impianti di proprietà di aziende agricole o gestiti in connessione ad aziende agricole … “

Il testo prevede che l’èntità degli incentivi, così come le modalità applicative saranno affidate ad un successivo decreto attuativo concertato tra tre ministeri: Sviluppo Economico, Agricoltura e Ambiente. E fin qui, tutto bene, nel senso che queste indicazioni e questi principi sono largamente condivisibili e sono finalizzati ad un equilibrato ed armonico sviluppo del settore dell’energia da biomasse e della produzione del biogas. In questo ambito si inserisce la cronaca più recente che vede l’iniziativa di alcuni che hanno fortemente sollecitato i membri delle commissioni ambiente e attività produttive ad inserire nel parere di loro competenza la richiesta di introdurre un esplicito limite alle colture da destinare al biogas che non dovrebbero superare il 15% della superficie della azienda agricola. Sollecitazioni che sono state accolte e inserite nel parere congiunto delle Commissioni ambiente e attività produttive della Camera.

Va altresì evidenziato che negli stessi giorni i deputati della Commissione Agricoltura si sono espressi al primo punto del loro parere in modo completamente diverso, infatti si legge: che venga ulteriormente assicurato il sostegno agli impianti di produzione di energia elettrica e/o termica e di produzione di biogas di proprietà delle aziende agricole nonché agli impianti di generazione diffusa, ossia di potenza elettrica installata inferiore a 1 MW, per i quali non devono essere previsti vincoli eccessivi relativamente alle priorità di uso delle biomasse. Ancora, nei giorni successivi anche le Commissioni del Senato Ambiente e Industria hanno approvato un parere che, sul tema del biogas, non fa cenno a limiti di superficie per le colture dedicate, ma propone che le regioni definiscano “ … criteri di adattamento dei parametri autorizzativi alle differenti situazioni territoriali locali. ..” Ora la “palla” passa al Governo che nei prossimi giorni dovrà approvare definitivamente il testo del Decreto legislativo e dovrà assumere su questo punto una precisa posizione.

Il nostro giudizio. Aldilà delle diverse posizioni espresse dai rappresentanti del Parlamento che tengono conto dei diversi punti di vista, siamo dell’avviso che l’introduzione di limiti generalizzati all’utilizzo di colture dedicate per la produzione di biogas sia sbagliata, nella forma e nel metodo. E’ inaccettabile che una legge possa decidere sull’ordinamento colturale delle aziende agricole, cioè che un agricoltore debba coltivare questa o quella specie e non possa decidere le destinazione dei suoi prodotti.. E’ come se una legge stabilisse cosa e quanto una industria può produrre!!. Infatti il testo della proposta che contiene questi limiti, prevede che, con un apposito un decreto, saranno stabilite le percentuali massime di coltivazioni impiegabili negli impianti a biogas Si tratta di una ingerenza sulle scelte dell’impresa che va contro i principi costituzionali del nostro paese e della unione Europea e se fosse confermato sarà certamente impugnabile.

Ben diversa e condivisibile è invece la posizione di chi sostiene un utilizzo intelligente dei sistemi incentivanti che, se ben utilizzati, possono orientare le scelte degli operatori verso i forme e modelli più efficienti e sostenibili. Ed è quello che già lo schema originario del decreto legislativo prevedeva quando indicava i principi a cui si dovranno adeguare i nuovi meccanismi di incentivo e cioè quelli che, lo ripetiamo ancora “promuovano prioritariamente l’uso efficiente di biomasse rifiuto e sottoprodotto, di biogas da reflui zootecnici o da sottoprodotti delle attività agricole, agroalimentari, di allevamento e forestali, in particolare in impianti di micro e mini cogenerazione, ovvero in impianti di proprietà di aziende agricole o gestiti in connessione ad aziende agricole, nonché biomasse e bioliquidi sostenibili da filiere corte, contratti quadri e da intese di filiera … “ Ma questo è già scritto nella proposta dello schema di decreto e non c’è bisogno di altre modifiche, va bene così !!! e non perdiamo altro tempo in sterili polemiche !!

 

Fonte Marino Berton - Presidente AIEL


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