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L'EPIDEMIA SUL KIWI CONTINUA. A RISCHIO MIGLIAIA DI IMPRESE AGRICOLE

l presidente della Cia-Politi scrive al ministro alle Politiche agricole Francesco Saverio Romano. Occorrono urgenti misure coordinate per fronteggiare un’epidemia che ha già colpito pesantemente le coltivazioni. La Confederazione ha costituito un’apposita unità di crisi.

 

Le dimensioni e la virulenza della batteriosi che colpisce una delle produzioni di maggior qualità dell’agricoltura italiana rendono sempre più urgenti interventi tempestivi e coordinati da parte delle autorità competenti. È per questo che il presidente della Cia-Politi ha scritto al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Francesco Saverio Romano chiedendo l’apertura immediata di un Tavolo straordinario presso il dicastero “che possa favorire il monitoraggio del fenomeno, il coordinamento degli interventi tecnici e risarcitori per gli agricoltori e l’attivazione di adeguati programmi di ricerca”. La coltivazione di actinidia è una realtà importante per la nostra agricoltura: oltre 500 mila tonnellate prodotte su circa 29 mila ettari, con un fatturato al consumo che si aggira attorno ai 10 miliardi di euro.

E rappresenta il 10 per cento della frutticoltura italiana, con una quota significativa destinata all’esportazione. Un autentico patrimonio agroalimentare oggi minacciato da una batteriosi altamente contagiosa che ha già pressoché distrutto le coltivazioni a polpa gialla, la varietà più pregiata e anche la più sensibile al patogeno, e ha colpito quelle a polpa verde in una percentuale variabile dal 6 al 30 per cento. Nella lettera, il presidente della Cia sottolinea che il ministro ha emanato a febbraio scorso un apposito decreto e alcune regioni hanno avviato procedure di indennizzo degli agricoltori. “Ma la gravità della crisi -aggiunge Politi- richiede una risposta istituzionale immediata, più coordinata e decisa”. Si tratta, insomma, di un’emergenza che ha già assunto dimensioni allarmanti, finora sottovalutate dalle autorità di competenza.

È per questo che la Cia ha recentemente costituito un’unità di crisi che intende sollecitare una completa mappatura del fenomeno, l’attivazione di un coordinamento delle azioni di ricerca per individuare le più idonee misure di prevenzione e controllo e, soprattutto, per costituire geneticamente ceppi e cultivar resistenti che individuino gli impianti colpiti e il loro grado di infezione per affrontare in modo sistematico l’azione di contenimento e l’eradicazione.


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