di Leonardo Verdini
“Perché toccare la Costituzione? Lasciamo stare. La libertà d’impresa si conquista con altre azioni, senza andare a scomodare la nostra Carta. Basterebbe tagliare ‘i tentacoli mortali’ della burocrazia, che oggi asfissiano in maniera opprimente le aziende, per garantire agli imprenditori maggiori libertà d’intrapresa e di manovra. Oggi l’onere burocratico per l’imprenditoria italiana ha un costo annuo che supera i 15 miliardi di euro, di cui più di 3 miliardi di euro per la sola agricoltura. D’altra parte, la nostra Costituzione prevede già la libera iniziativa economica e d'impresa. Quello che, però, è venuto meno negli anni è la messa in pratica di questi valori. Si è soltanto appesantito e imbrigliato il lavoro delle aziende”.
E’ quanto sostiene il presidente della Cia-Giuseppe Politi in merito al disegno di legge del governo. Per le imprese occorre una maggiore libertà, soprattutto nella fase di avvio. E questo nel settore agricolo lo si constata soprattutto nell’insediamento dei giovani. E’ però, altrettanto vero che ci sono altri strumenti efficaci e più agevoli. Evitiamo di fare salti nel buio, ritoccando alcuni articoli del nostro dettame costituzionale. Attualmente la nostra ‘macchina amministrativa’ è la più cara tra quelle europee, seconda solo alla Francia, dove, tuttavia, l’apparato pubblico, sia in termini di efficienza che di performance, è nettamente migliore del nostro.
E’ possibile agire sulla semplice autocertificazione, superando gli attuali ‘lacci e lacciuoli’ burocratici, per dare ampie garanzie agli imprenditori nuovi e vecchi. E questo si può fare senza stravolgere la Carta. D’altronde, se andiamo a togliere il limite previsto dalla Costituzione all'equilibrio sociale e ambientale che deve avere la libertà d'impresa si rischia di entrare in un pericoloso vicolo cieco e senza ritorno. E allora le conseguenze saranno devastanti. Una Pubblica amministrazione più efficiente e vicina ai cittadini e alle imprese è un obiettivo, in quanto le riduzioni degli attuali oneri provocati dal pesante apparato burocratico comportano uno spreco di risorse finanziarie e un grave ostacolo all’attività delle aziende.
Abbiamo a che fare con un vero e proprio ‘mostro’ che impedisce di sviluppare in maniera adeguata l’attività imprenditoriale. Insomma, bisogna assicurare nei rapporti con la Pubblica amministrazione la certezza di tempi e il riconoscimento dei diritti, semplificare i rapporti tra imprese, cittadini e pubblica amministrazione, ridurre il costo della burocrazia, valorizzare la sussidiarietà verticale e orizzontale. Occorre, insomma, eliminare montagne di carte e la miriade di adempimenti amministrativi che provocano effetti pesantissimi che si traducono in un forte impedimento alla crescita economica, con incidenza negativa sull’occupazione e la competitività. E questo si può ottenere senza stravolgimenti costituzionali.
La semplificazione amministrativa, lo snellimento delle procedure e la riduzione degli oneri burocratici rappresentano un’esigenza fondamentale per una società che deve crescere. Gli orientamenti dell’Europa vanno tutti in questa direzione, mentre l’Italia, purtroppo, è ancora di gran lunga indietro su tale particolare versante. Si potrebbero, ad esempio, avere a disposizione oltre 5 miliardi di euro solo se venisse operata una riduzione del 25 per cento del carico dell’apparato burocratico, che nel nostro Paese pesa per il 4,5 per cento sul Prodotto interno lordo (contro il 3,5 per cento dell’unione europea). Una somma con la quale si potrebbero mettere in moto interventi a sostegno della ripresa economica e, quindi, dei vari settori produttivi. |