C’è un protagonista assoluto nel padiglione dell’antiquariato, per l’esattezza nello stand dei fratelli Antonio ed Enrico Armentani: il vetro di Murano. Protagonista e anche mattatore proteiforme perché assume le sembianze ora di un policromo lampadario ora di una lattiginosa applique, ora di un candeliere bianco e rosso. Un vetro, insomma, declinato in tutte le sue poliedriche sfaccettature, in tutte le sue cangianti “nuances”. Un vetro d’annata che attesta la particolare predilezione dei fratelli Armentani per una certa stagione della nostra storia, quella che và dal secolo dei lumi agli Anni Ruggenti, con evidenti simpatie per l’Art Deco. A polarizzare l’attenzione è il vetro soffiato che nel cuore della Laguna, precisamente a Murano, ha raggiunto le più alte espressioni d’arte.
Ne sono una lampante riprova gli oggetti del desiderio più disparati che si fanno ammirare per il loro accattivante design. Come noto, è proprio Venezia a detenere il segreto della seduzione, frutto di una felice combinazione alchemica tra elementi diversi che vanno dall’acqua ai colori, dall’arte alla luce. Un impasto, per molti aspetti, simile a quello del vetro, che incarna al meglio quella incantevole leggerezza dell’essere della Serenissima. La storia del vetro, in verità, è di più vecchia data e prende le mosse prima che la città di Giacomo Casanova decidesse di sistemarsi sull’acqua, visto che di terra ne aveva ben poca. Il vetro, dunque, nasce tremila anni prima di Cristo, quando un fuoco acceso sulla sabbia fenicia fuse insieme sabbia e soda. E soltanto due millenni più tardi l’arte dell’opalescenza esploderà a Murano.
Questi fragili scampoli della trasparenza registrarono un autentico “boom” che raggiunse l’acme negli anni Venti, come attesta il variegato repertorio che si dipana sotto i nostri occhi. Colpiscono soprattutto certi calici sorretti da un delfino in vetro ambrato che lanciano allettanti richiami insieme ad un grazioso candeliere a due luci. Magiche opalescenze di Murano che hanno rinverdito antichi successi grazie anche alla nascita della bottega di Capellin Venini, che non esitò a chiamare in causa i più grandi designer dell’epoca. Nascono così vetri opachi, Laguna, Crepuscolo, in lattimo e argento. Nelle vetrine ammiccano le tentazioni più disparate: sembrano tante indossatrici impegnate in un defilé, che si muovono con eleganza e circospezione tra una selva di eterei esemplari. |