ROMA - "Non c'è più tempo, servono riforme coraggiose, subito. La situazione è complessa e preoccupante, siamo pronti a fare la nostra parte ma serve una politica economica diversa". Lo afferma il leader di Confindustria Emma Marcegaglia, presentando il manifesto delle imprese per rilanciare la crescita condiviso da Confindustria, Abi, Rete imprese, coooperative e Ania. "Nell'ultima giunta gli imprenditori - avverte Marcegaglia - mi hanno affidato una delega per lasciare i tavoli di crescita con il Governo in caso di mancate risposte alle proposte coraggiose elaborate da Confindustria". "Non ci vogliamo sostituire alla politica, non spetta a noi dire che il governo deve cambiare ma diciamo che il momento è complesso e c'è una grave urgenza". Per Marcegaglia, dunque, gli industriali "non sono interessati a una via spagnola" per risolvere l'emergenza politica quanto piuttosto a indicare la strada delle riforme: "Se lo spread Bund-Btp resta questo arriverà una restrizione di credito significativa per le banche che si ripercuoterà sulle imprese e quindi sui cittadini. Le nostre proposte prevedono sacrifici ma anche vantaggi perché le risorse che si libereranno potranno essere investite per la crescita". Sì di Confindustria a una patrimoniale "ma solo per abbattere Irpef e Irap". Il leader di Confindustria Emma Marcegaglia dettaglia la proposta: una patrimoniale dell'1,5 per mille su tutti gli attivi mobiliari e immobiliari, esenti quindi i patrimoni inferiori a 1,5 mln di euro. "Se il governo varasse le misure per lo sviluppo a metà ottobre andrebbe bene. Non ne facciamo una questione di giorni". Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, risponde cosi' ai cronisti che gli chiedono se comunque fosse gia' tardi per il varo delle misure sullo sviluppo. ''Salvare l'Italia non è uno slogan retorico. Non intendiamo sostituirci ai compiti del governo, della politica ma chiediamo di agire senza indugi'', fa eco il presidente di Rete Imprese Italia, Ivan Malavasi. "L'Italia si trova davanti ad un bivio. Può cogliere la strada delle riforme e della crescita in un contesto di stabilità dei conti pubblici o, viceversa, scivolare ineluttabilmente verso undecimo economico e sociale". ''Non si può assistere inerti a questa spirale. E' in gioco più della credibilità del governo e della politica. Sono a rischio anni e anni di sacrificio". A ribadire che "non siamo qui per mettere in crisi il governo. Abbiamo, invece, fatto uno sforzo per mettere a punto misure per la crescita del Paese. La democrazia parlamentare va rispettata" è il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari. ''Non cerchiamo divisioni o contrasti'', prosegue Mussari ribadendo come il documento unitario delle imprese sia alla ricerca, invece, ''dei consensi necessari allo sviluppo economico''. ''Benvengano tutte le idee che portano alla crescita perché il nostro vuol essere uno spirito serio, severo, preoccupato per la fase che stiamo attraversando''. "Questa proposta è rivolta solo a fare, siamo portatori di soluzioni", dice Fabio Cerchiai, presidente di Ania spiegando "lo spirito" che anima il documento comune tra le imprese per lo sviluppo, che "non è di opposizione". Il presidente di Alleanza per le Cooperative, Luigi Marino dal canto suo ha sottolineato come "al tavolo con il governo sullo sviluppo ci siamo occupati in particolare di rilancio delle opere pubbliche. Sul piano delle dismissioni previsto dal Tesoro lo vedremo, è comunque apprezzabile nelle quantità".
MPRESE: LETTA (PD), NOI PRONTI AL CONFRONTO, GOVERNO ATTUALE NON IN GRADO
“Bene il manifesto delle imprese. E’ un testo in larga parte condivisibile che indica obiettivi ambiziosi e parte da una giusta analisi dei problemi dell’Italia e delle risorse a cui attingere per ripartire. E’ chiaro che non è l’attuale governo ad essere in grado di affrontare quelle priorità. Noi siamo pronti al confronto e alla sinergia con la volontà riformatrice che quel manifesto esprime”. Lo scrive Enrico Letta in una nota.
CONFINDUSTRIA: OUA, NO A LIBERALIZZAZIONE DIRITTI COSTITUZIONALI
"Il manifesto della Confindustria non inquadra il problema aggredendo i professionisti. L’Italia ha bisogno di creare le condizioni per lo sviluppo senza inseguire griglie ideologiche fallimentari come quella delle liberalizzazione selvaggia delle professioni intellettuali». Maurizio de Tilla, Presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, commenta così il “Manifesto per la crescita” lanciato dalla Presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia. «Oltre cinque anni di Legge Bersani – continua il Presidente Oua - hanno dimostrato che le ricadute per l’economia del nostro Paese sono state nulle, oltretutto hanno portato al peggioramento delle condizioni di quei giovani professionisti che, invece, se ne sarebbero dovuti beneficiare, precarizzandoli e impoverendoli». «Incomprensibili e inaccettabili – conclude de Tilla - sono le aperture di alcuni Presidenti di Consigli degli Ordini, come quello dei Commercialisti, che nuovamente cedono alle lusinghe di quei poteri forti che hanno più di una responsabilità in questa crisi finanziaria internazionale. Ancora una volta, ribadiamo il nostro no all’abolizione delle tariffe, sì al ripristino dei minimi. No alla pubblicità selvaggia agli studi professionali con soci di capitale. Affermiamo la nostra disponibilità a dialogare correttamente, con il rispetto delle identità del ceto forense, con tutti gli operatori economici italiani per trovare una soluzione condivisa per uscire da questa terribile situazione».
MANIFESTO IMPRESE: TREU (PD), ALCUNE PROPOSTE SONO GIA' STATE PRESENTATE DAL PD
"Quello presentato dalla Rete delle imprese è certamente un importantissimo e, in larga parte, condivisibile Manifesto programmatico, ma è anche il segno che indica che il tempo ormai è scaduto". Lo afferma il senatore del Pd Tiziano Treu, vicepresidente della Commissione Lavoro. "La rete delle imprese chiede chiaramente che si esca senza indugio dalla politica economica perpetrata in questi anni dal governo Berlusconi, caratterizzata da preoccupanti tratti recessivi, aumento della pressione fiscale, tagli agli investimenti per le infrastrutture e per l’innovazione e depressione dei consumi. Attraverso la presentazione di proposte di legge, ordini del giorno, emendamenti e altri testi parlamentari, il Pd ha già dimostrato di condividere punti importanti del Manifesto. La riforma fiscale perchè siano tutti a pagare e non solo i dipendenti e i pensionati. Le liberalizzazioni avviate già con il governo Prodi e poi bruscamente interrotte da Berlusconi. Gli investimenti sulle infrastrutture, promesse da più di dieci anni e mai attuate, oggi ancor più necessari dato il fallimento della Legge obiettivo. Una riforma delle pensioni, o meglio del welfare, complessiva che tenga sì conto dell'allungamento della vita ma che dia anche maggiore centralità al ruolo delle donne e alle loro esigenze per conciliare i tempi del lavoro con quelli della cura della famiglia". "Il Pd è pronto al confronto. Anche con questo governo. Ma dubito che sia in grado di eludere le proposte della Rete delle Imprese. Però, il rifiuto o il tentennamento ad agire subito su queste linee guida sarebbe molto rischioso perché aumenterebbe la distanza già abissale tra il governo e il Paese, acuirebbe le contraddizioni già presenti all’interno della maggioranza e alimenterebbe ancora la protesta sociale". |