Il presidente del Gruppo Udc-Partito della Nazione alla Regione Puglia, Salvatore Negro, rispondendo all’appello dell’Ance Puglia che nell’annuale convegno dei costruttori pugliesi ha illustrato i numeri della crisi che ha colpito il settore. “Siamo d’accordo con il presidente dell’Ance Matarrese che è ormai indifferibile una riforma strutturale del Patto di stabilità – ha sottolineato il presidente dell’Udc – Da tempo abbiamo chiesto a tutte le forze politiche, al di là della collocazione, di prodigarsi affinché vengano riviste (in tempi brevi) le regole di tale patto che frenano lo sviluppo economico della nostra regione, come di recente ha denunciato anche il presidente della provincia di Bari Schittulli.
Ma la piccola e media impresa, che costituisce il tessuto economico e l’ossatura della nostra economia, ha bisogno di riacquistare ossigeno attraverso una serie di iniziative di carattere legislativo che gli consentano di liberarsi dalle maglie burocratiche che ne mettono in discussione la stessa esistenza. In Puglia, la piccola e media impresa si aspettava molto dal Piano casa che ha deluso le aspettative degli imprenditori. Le cause del fallimento vanno individuate in primis negli alti costi burocratici, che non di rado superano il valore dell’investimento. Quello che auspichiamo come Udc, non è la cementificazione facile ed indiscriminata, ma il favorire ristrutturazioni e piccoli ampliamenti dell’esistente, ridando in tal modo fiato alla piccola e media impresa”.
“Da tempo – ha concluso Salvatore Negro – abbiamo rivolto un appello alla Regione Puglia, in particolare agli assessori di riferimento Loredana Capone ed Angela Barbanente, di farsi promotore, in tempi brevi, di una serie di incontri con le parti interessate (Commissione competente, Ordini professionali, Associazioni di categoria), onde procedere in tempi brevi ad una rivisitazione della Legge Regionale 14/2009, collegata al Piano casa, che va aggiornata e calata nella nostra realtà. In tal modo si potrà liberare la piccola e media impresa da quei lacci previsti dalla legge regionale che ne frenano lo sviluppo penalizzando l’economia pugliese e permettergli di stare al passo con i tempi e affrontare le sfide del mercato”. |