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OCCHIALI 3D: OCCHIALI MONOUSO PER GARANTIRE L’ASSENZA DI RISCHI PER LA SALUTE

E’ stata depositata l’importante perizia redatta dai tre professori nominati dal TAR del Lazio a seguito di ricorso del Codacons relativo agli occhialini per la visione dei film in 3D. I tre dopo studi e ricerche specifiche hanno concluso che non è facile ammalarsi o infettarsi attraverso l’utilizzo degli occhialini in 3D.

 

Si legge nella lunga perizia depositata al Tar: “possiamo rilevare che l’uso degli occhialini monouso, ovviamente, è quello ideale perché non ci sarebbero problemi infettivi di nessun genere poiché i fruitori verrebbero a contatto con materiale sterile che è eliminato dopo l’uso o conservato dallo stesso usufruitore”. “… se si considera troppo oneroso l’uso degli occhiali monouso, occorre utilizzare per le attività cinematografiche comuni, occhiali riutilizzabili purché sottoposti a processi di disinfezione con sostanze che pur non garantendo la completa sterilizzazione, peraltro non necessaria, sono adeguate per eliminare gli agenti infettivi patogeni comprese le spore batteriche…”; “…gli adenovirus che come è noto possono provocare forme congiuntivali che sono state spesso descritte nei frequentatori delle piscine”.

I periti, dopo avere escluso di dover vietare l’uso degli occhialini e avere stabilito che sarebbero preferibili quelli monouso, non potendo gli esercenti munirsi di raggi gamma necessari per la sterilizzazione, scendono al compromesso di ritenere possibile il lavaggio a 60 gradi e la consegna di salviettine monouso con disinfettanti certificati dal Ministero della Salute. Ma la perizia avverte anche che chi soffre di strabismo o altri problemi oculari deve essere avvertito dagli esercenti “con apposito cartoncino da allegare al momento della fornitura degli occhiali”. Inoltre secondo la perizia: “il limite di 6 anni al di sotto del quale è sconsigliato l’uso degli occhiali 3D, posto dal parere del CSS, rappresenti anche “ad abundantiam”, una totale garanzia per la salute dello spettatore della cinematografia in 3D.

Inoltre, stabilito che la particolare stimolazione binoculare che si crea nello spettatore di una pellicola in 3D che, giova ricordare, è pur sempre una stimolazione non fisiologica, può determinare sintomi funzionali che, allo stato delle attuali conoscenze scientifiche, non sono forieri di danni o di patologie irreversibili, ma che, d’altra parte, non esistono dati nella letteratura scientifica internazionale, che consentano di escluderli con certezza, riteniamo che non possano essere stabiliti limiti specifici alla durata delle proiezioni in 3D, se non quelli legati, così come già stabilito dal parere del CSS, alla normale durata di un film, compreso l’intervallo. In particolare, in assenza di comprovate evidenze sperimentali circa gli effetti che una tale stimolazione non fisiologica, laddove fosse protratta per tempi molto lunghi, possa generare a livello corticale in particolar modo, ma non esclusivamente, nei primi anni di vita, si sconsiglia, a titolo prudenziale, un esposizione continuativa ed indiscriminata a tali stimoli”.

Ma la considerazione più sorprendente dei periti è che l’uso degli occhialini, potendo evidenziare i problemi denunciati, potrebbe servire per fare uno screening di massa di coloro che hanno malattie oculari sensibili alla visione in 3D!! Ora non si potrà più sfuggire al rispetto di queste minime regole di igiene e di precauzione e se queste indicazioni non saranno rispettate si potrà organizzare una class action contro tutti gli esercenti cinematografici in favore degli spettatori italiani, al fine di ottenere un risarcimento per i rischi alla salute corsi. Invitiamo tutti gli spettatori che ricevano occhialini non monouso senza una salviettina di cui sia chiaro il contenuto disinfettante e senza che gli occhiali siano stati comunque sottoposti a lavaggio a 60 gradi a segnalare il cinema dove ciò è avvenuto e a conservare il biglietto di ingresso, allo scopo di avviare una azione di risarcimento danni.


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