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OGM: DICIAMO “NO” PERCHÉ NON VOGLIAMO CHE SI DISTRUGGA LA STRAORDINARIA BIODIVERSITÀ DELL’AGRICOLTURA ITALIANA

 

“Nessuno ha mai pensato che fine farebbero i prodotti tipici e di qualità delle nostre terre con le coltivazioni Ogm. Quei prodotti che sono il frutto di una biodiversità eccezionale che contraddistingue e rende unica l’agricoltura italiana. Con il biotech c’è il rischio di far scomparire dalle tavole una varietà straordinaria di produzioni d’eccellenza. Non potremo così mangiare ed assaporare, ad esempio, le mele annurca, le pesche di Romagna, il pomodoro Pachino e San Marzano, le nocciole del Piemonte, le arance di Ribera, le clementine di Calabria, la pasta fatta con grano duro italiano, il Brunello di Montalcino, il Dolcetto d’Alba, l’Amarone, il Primitivo di Manduria, i tantissimi oli d’oliva di cui sono ricche le nostre campagne. Sarebbe, in pratica, la morte di un mondo agricolo che ha permesso all’agroalimentare ‘made in Italy’ di conquistare i mercati internazionali”.

A sottolinearlo è il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi fortemente preoccupato per la fine della moratoria degli organismi geneticamente modificati in Europa con il recente via libera della patata transgenica Amflora. “In questi anni la nostra agricoltura è riuscita a tutelare la sua inimitabilità varietà sia grazie all’azione svolta dai produttori che a quella della scienza che, però, non ha avuto certo bisogno degli Ogm per andare avanti. Ora non si venga, invece, a dire che il biotech è una garanzia, una salvaguardia per le coltivazioni, per gli stessi agricoltori. Nulla di più falso. Il transgenico porta unicamente all’appiattimento produttivo, all’omologazione ‘tout court’, alla distruzione della biodiversità. E questo significa consegnare l’agricoltura nelle mani delle multinazionali che pensano soltanto al business e non certo alla tutela delle tradizioni secolari, della tipicità e della qualità delle produzioni agricole italiane”.

“Lo ripeto per l’ennesima volta: la nostra agricoltura non ha assoluto bisogno degli Ogm. Chi dice il contrario lo fa solo perché ha altri fini che non sono di sicuro quelli della difesa delle coltivazioni nazionali e dei redditi degli agricoltori. Per sostenere le imprese ci sono ben altri strumenti (semplicemente di carattere economico) che da tempo abbiamo posto all’attenzione del governo”. “Non a caso abbiamo chiesto di bloccare immediatamente qualsiasi tipo di introduzione di Ogm nella nostra agricoltura. Non possiamo accettare imposizioni, sia che vengano dall’Europa che dal nostro interno (è il caso della delibera del Consiglio di Stato sulle coltivazioni di mais biotech).

Occorrono tutte le strade possibili, arrivando -come ha annunciato il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia- alla clausola di salvaguardia in ambito Ue”. “La nostra ferma contrarietà agli Ogm non scaturisce, quindi, da una scelta ideologica, ma dalla consapevolezza che la loro utilizzazione può annullare la nostra idea di agricoltura. Annullare l’unico vantaggio competitivo dei suoi prodotti sui mercati: quello della biodiversità. Non si tratta di una posizione oscurantista. Tutt’altro. Noi chiediamo alla scienza di continuare a contribuire alla crescita di questo tipo di agricoltura. E questo si può fare senza ricorrere agli organismi geneticamente modificati, come, del resto, è avvenuto fino ad oggi con risultati eccezionali”.

“Da parte nostra non c’è, dunque, alcuna preclusione nei confronti della scienza, della ricerca. Il tutto, comunque, deve essere fatto nel pieno rispetto del principio di precauzione e della tutela delle esigenze peculiari delle produzioni di qualità e tipiche dei territori agricoli italiani”. “Noi intendiamo puntare sempre più sulla qualità e la tipicità dell’ agricoltura italiana, forte perché attinge la sua linfa vitale da un patrimonio di esperienze e di sapienze antiche che ha permesso ai prodotti delle nostre campagne di diventare simbolo del ‘made in Italy’ a livello internazionale. Ecco perché -conclude il presidente della Cia- diciamo che gli Ogm non servono al mondo agricolo italiano”.

Fonte CIA


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