di Leonardo Verdini
Sarebbe stato molto più opportuno attendere le linee-guida annunciate dal presidente Josè Manuel Barroso, il quale ha rilevato, nelle scorse settimane, di non voler imporre la coltura degli Ogm ai singoli paesi Ue. Invece, la Commissione di Bruxelles, con il via libera alla patata transgenica Amflora e a tre nuovi mais biotech, ha praticamente messo la parola fine alla moratoria sulla coltivazione di organismi geneticamente modificati in Europa. Queste decisioni dell’esecutivo comunitario vanno in netto contrasto con l’orientamento espresso dai consumatori europei per nulla favorevoli a produzioni agricole frutto di manipolazioni genetiche.
Le affermazioni del presidente Barroso, in questa occasione esprimiamo tutto il dissenso nei confronti di decisioni che si ritengono gravi, pericolose, dannose e frettolose, delle quali non c’era alcun bisogno. Una materia così rilevante e che investe tutta la società, dagli agricoltori ai consumatori, non servono imposizioni drastiche, ma vanno riconosciute e garantite, come aveva sostenuto il presidente della commissione Ue, la sovranità e l’autonomia dei singoli Stati. Ci deve essere la libera scelta dei cittadini. Davanti a queste decisioni da parte del governo di Bruxelles c’è l’esigenza dell’avvio immediato di un confronto costruttivo fra tutte le forze interessate, compresi gli agricoltori.
Comunque, ogni decisione sugli organismi geneticamente modificati va presa dopo una consultazione popolare che si pone indispensabile su un problema di vasta portata non solo economico, ma soprattutto etico. Si ritiene che il biotech non serve all’agricoltura italiana, così diversificata, tipica e di grande qualità. Una posizione sugli Ogm scaturisce non da una scelta ideologica, ma dalla consapevolezza che la loro utilizzazione può annullare la nostra idea di agricoltura e, quindi, può annullare l’unico vantaggio competitivo dei suoi prodotti sui mercato: qualità, origine, tracciabilità, biodiversità, tipicità. |