Dopo le rassicurazioni del Ministero della Salute, l’unico vero pericolo che corre l’Italia è il danno economico al Made in Italy provocato ingiustamente dal panico indiscriminato in Germania con il blocco delle spedizioni nazionali che sta provocando perdite di 3 milioni di euro al giorno. E’ quanto si stima in riferimento all’epidemia del batterio E.coli che sembra essere stata provocata in Europa dal consumo di cetrioli contaminati provenienti dalla Spagna che ha causato morti in Germania che è il principale mercato di sbocco delle esportazioni italiane di ortofrutta. Il crollo dei consumi di frutta e verdura in Germania e in altri Paesi europei cade in una stagione importante per la produzione nazionale di frutta e verdura che rappresenta la voce piu’ importante delle esportazioni agroalimentari con un valore per un valore complessivo di 4,1 miliardi di euro, superiore a quello del vino.
Occorre fare immediata chiarezza sull’evoluzione dell’epidemia per superare una psicosi che rischia di essere devastante per la salute e per l’economia. Fortunatamente al momento non si sono riscontrati effetti negativi sui consumi di cetrioli ed altri tipi di verdure in Italia anche grazie alle positive rassicurazioni sul fatto che nessun caso di infezione legato ai cetrioli contaminati arrivati dalla Spagna è stato finora segnalato in Italia e all’avvio di controlli a tappeto sui prodotti importati con sequestri preventivi. Il 91 per cento degli italiani si fida di più del cibo prodotto in Italia perché è ritenuto più fresco (25 per cento), garantito da maggiori controlli (25 per cento) ed è più sicuro perché rispetta leggi più severe (19 per cento).
Grazie alla battaglia per la trasparenza dell’informazione è possibile riconoscere su tutti i banchi di mercati, negozi e supermercati la provenienza della frutta e verdura in vendita poiché è in vigore l’obbligo di riportare le informazioni relative all'origine, alla categoria, alla varietà, nonché al prezzo della frutta e verdura messe in vendita sia nel caso di prodotti confezionati che in quelli venduti sfusi, per i quali possono essere utilizzati appositi cartelli o lavagnette.
L’Italia ha importato cetrioli e cetriolini dalla Spagna per un quantitativo che ha superato gli 8 milioni di chili nel 2010 con l’ortofrutta fresca che rappresenta una delle principali voci per un valore di 591 milioni di euro, mentre in questo momento il nostro Paese è invaso da pesche, albicocche, ciliegie e susine provenienti dalla penisola iberica. |