Ci è pervenuta una nota da parte della Fondazione Magna Carta che volentieri pubblichiamo: "Il quadretto che i giornali hanno composto per tanti anni, quello di “Fini l’alleato fedele”, non è mai stato vero. Fini è un politico puro, si è sempre mosso per necessità, quasi mai per convinzione. Lealtà, fedeltà, amicizia non sono le sue bussole. Lui ragiona in termini di convenienza. Non gliene faccio una colpa: i politici sono fatti così". Parola di Silvio Berlusconi. O forse quello che potrebbe dire il premier. A fare questa ipotesi e metterla su carta è Giancarlo Loquenzi, direttore de L'Occidentale, che in un'intervista immaginaria al Cavaliere affronta i temi più spinosi, dal governo alla politica, dalle aziende al lato personale individuando le possibile risposte.
Un'intervista impossibile pubblicata sul blog del direttore. E così sul fronte del governo il premier tratteggerebbe un quadro ricco di luci ed ombre dove però "l'azione dell'Esecutivo è frenata dalla crisi e dai conti pubblici allo stremo, così i ministri litigano tra loro e danno la sensazione di un esecutivo allo sbando; gli alleati pensano tutti più al futuro che al presente; l’opposizione si azzuffa se fare o no una manifestazione contro di me. In più ci metta che le mie aziende sono a rischio per una sentenza che arriva dopo quasi vent’anni – altro che “processo breve” – e che la mia vita privata, esposta per mesi alla gogna pubblica ora arriva in tribunale dove sarò costretto ad una resa dei conti familiare sotto gli occhi di tutti… ovunque appendo un chiodo crolla il muro".
Altro tema delicato i rapporti con Fini, i suoi obiettivi e le ragioni delle ultime uscite. Da qui il premier confiderebbe: "Convenienza? Ancora non la vede, per questo è così frenetico. Capisce che il quadro è tutto in movimento, che ognuno sta prendendo posizione in attesa che io esca di scena, ma ancora non ha stabilito quale deve essere il suo posto. Per questo preferisce le punzecchiature all’affondo finale. Forse ho sbagliato a dargli la Presidenza della Camera, lì si fa troppa politica, troppo teatrino. Avrei fatto meglio a metterlo a costruire il partito.
Certo, poi altro che “caserma”…" Non manca nemmeno un riferimento alle recenti polemiche innescate dai "finiani" sul ddl breve, perché se da un lato Fini all'inizio aveva dato il via libera al provvedimento "quando ha visto la malaparata ha mandato avanti i suoi a prendere le distanze. Ha sentito Bocchino? Dice: “basta con le ghedinate”, che non sarebbe neppure sbagliato, ma stavolta Ghedini non c’entra: quel testo lo abbiamo condiviso passo passo proprio con Fini. Lui ha dettato tutte le condizioni, chiudendo la strada ad altre soluzioni come la prescrizione breve, che come dice Giuliano Ferrara è un fondamento del diritto".
Ed allora per il Cavaliere prevale "il sospetto che Fini abbia dato il suo via libera – ancora una volta per necessità – con la segreta speranza di vedere il ddl schiantarsi contro il no del Quirinale l’ho sempre avuto, ma non pensavo che lo avrebbe bombardato prima ancora di arrivare al Colle…" Infine la questione delle elezioni anticipate, di cui si inizia a parlare e che secondo Berlusconi "Fini ovviamente non le vuole. Le elezioni anticipate lo pongono davanti a una scelta che non vorrebbe fare ora: o con me o contro di me. In più sa che con questa legge le candidature sono nelle mani del partito, cioè mie. E per questo allude al fallimento del partito". |