“Mò basta” è, invece, il nome di un movimento interno al partito calabrese, che ruba il nome alle parole con le quali la scorsa settimana si è dimesso il commissario Antonio Musi. “Mò basta” è diventata la parola d’ordine di un tam tam che, da vari punti della Calabria, sta chiedendo al Segretario Bersani di continuare quel percorso di rinnovamento all’interno del Pd, a livello regionale, che con Musi aveva dato i primi risultati tangibili. Innanzitutto, l’aver portato tre donne sindaco elette in tre comuni di frontiera, come Rosarno, Isola Capo Rizzuto e Decollatura. E sono proprio queste donne sindaco a farsi portavoce di un' istanza di cambiamento insieme all’on. Doris Lo Moro. Quattro donne con storie differenti che nella politica credono possa innescarsi il riscatto di una regione dove, troppo spesso, proprio la politica mischiandosi al malaffare ha creato delle vere e proprie zone d’ombra a danno della collettività. Le elezioni di Elisabetta Tripodi, Carla Girasole e Annamaria Cardamone a sindaco vanno lette come una richiesta di cambiamento che arriva dai cittadini. E’ il segnale che un processo di rinnovamento è già in corso e che oggi sarebbe dannoso archiviare. La paura all’indomani delle dimissioni di Musi è, infatti, che le scelte tornino ad essere calate dall’alto, magari in qualche stanza di Sant’Andrea delle Fratte, incuranti delle istanze del territorio che in un’ideale “mo basta” chiede di poter scegliere. Un percorso, che fino ad ora ha portato solo frutti positivi al Pd e qui, veramente, ha sperimentato il significato de “l’alternativa” bersaniana, valorizzando un capitale umano che era in attesa del proprio turno. Ora, sono in molti ad aspettare una decisione del Segretario sul futuro del Pd calabrese all’indomani delle dimissioni di Musi. “Mò basta” si rivolge anche a lui. |