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PERCHE' IL NUCLEARE E' PERICOLOSO

Nel 1987 gli italiani hanno firmato 3 referendum in cui, a larga maggioranza, dicevano “NO AL NUCLEARE”. Molti fanta-scienziati filonucleari oggi sostengono con forza che l’esito di quel referendum fu falsato dal malumore vissuto dalle persone a seguito della tragedia di Chernobyl nonché dall’ignoranza in merito alle conoscenze di questa “tecnologia” e ad i suoi impatti ambientali ed economici.

 

Quella tragedia portò alla morte immediata di circa 65 persone e ad un aumento legato a quell’esplosione di tumori alla tiroide, considerati direttamente imputabili all'esposizione allo iodio-131, e della leucemia. Inoltre sono legati ad esso l’aumento di malformazioni congenite in tutta la zona adiacente all’esplosione. Ma molti ne attribuiscono la responsabilità di casi presentatisi in tutto il mondo. Quello di Chernobyl è stato di certo l'incidente nucleare più grave di cui si abbia notizia. Il surriscaldamento provocò la fusione del nucleo del reattore e l'esplosione del vapore radioattivo. Si levò al cielo una nube pari a 12.000.000 di Tbq di materiale radioattivo disperso nell'aria (per avere un'entità del disastro confrontate questo valore con i 15.000 Tbq del precedente incidente nucleare registrato nel 1979 a Three Mile Island negli Usa).

Ma è stato l’unico tragico episodio? Misurando in INES (International Nuclear Event Scale) la gravità degli incidenti, elencherò di seguito una serie d’incidenti che hanno colpito le centrali nucleari in tutto il mondo - Kyshtym (unione Sovietica 1957) - scala Ines 6. - Sellafield (Gran Bretagna 1957) - scala Ines 5. - Three Mile Island (Harrisburgh, Usa 1969) - scala Ines 5. - Orlèans (Francia, 1980) scala Ines 4; - Tsuruga (Giappone 1981) scala Ines 2; - Buenos Aires (Argentina 1983) scala Ines 4; - Prypiat (Ucraina 1986) scala Ines 7; - Chernobyl (unione Sovietica, 1986) - scala Ines 7. - Tomsk (Russia 1990) scala Ines 4; - Tokaimura (Giappone, 1999) - scala Ines 4. - Paks (Ungheria 2000) scala Ines 3; - Sellafield (Inghilterra 2005) scala Ines 3.

….e ovviamente questo elenco è solo una minima parte. Nel mondo i reattori nucleari sono circa 440, di cui 104 negli USA, 59 in Francia e 53 in Giappone, per una copertura complessiva di circa il 15% del fabbisogno mondiale ossia circa 350 gigawatt, dato assai lontano da quello previsto negli anni 70 pari a 1000 gigawatt. Austria e Polonia non hanno avviato le loro centrali già costruite mentre Danimarca, Grecia, Norvegia e Irlanda hanno rinunciato alla loro costruzione. Germania, Belgio, Olanda, Spagna e Svezia hanno deciso di non costruire più centrali nucleari nel loro territorio, puntando sulle energie rinnovabili e negli USA non si realizzano più centrali nucleari dal 1979 e nonostante i forti stimoli finanziari del governo. Finlandia, Corea del sud, India, Taiwan e Cina sono gli unici paesi che stanno realizzando centrali nucleari. La materia prima necessaria a far funzionare le centrali nucleari è un combustibile geologico chiamato Uranio 235.

Un combustibile che di fatto l’Italia non produce e che si, ci svincolerà in parte dal Medio Oriente, ma ci renderà “schiavi” del Sud Africa piuttosto che dell’Australia o del Canada. Di questo combustibile se ne stimano nelle riserve circa 5mld di tonnellate che alla luce dei consumi attuali, sarà sufficiente per i prossimi 50-70 anni, dato che sarebbe destinato a ridursi notevolmente se le richieste ed il suo impiego aumentino provocando di conseguenza una corsa sfrenata ad accaparrarselo facendo così lievitare il suo prezzo vertiginosamente. Il costo per realizzare una centrale nucleare si aggira intorno ai 4-5 mld di euro. I tempi per la sua realizzazione sono stimati intorno ai 10 anni considerando la scelta del sito, “gare d’appalto” (si fa per dire), progettazione e messa in cantiere dell’opera. Un capitale “morto”!! Un capitale che per almeno 10 anni non avrà alcun tornaconto. Quindi ai 4-5 mld dovremmo aggiungere tutti i mancati introiti dovuti per esempio ad eventuali interessi bancari piuttosto che mancati redditi eventualmente percepiti in caso di pari investimento in altre attività commerciali.

Da stime pressoché certe, il periodo di operatività della centrale per poter ripagare solo il capitale investito, si aggira intorno ai 40-50 anni, quando il ciclo produttivo di una centrale nucleare e’ di circa 40 anni. Conclusione: “non si è certi nemmeno che entro il suo ciclo produttivo si riesca a rientrare del solo capitale investito.

A cessato ciclo produttivo, ai 4-5 mld investiti per la sola realizzazione, dobbiamo poi aggiungere i costi relativi a:

1) smantellamento della centrale: e ad oggi NON ESISTE una tecnologia che lo permetta, in quanto fattibile solo per mezzo di robot. L’eventuale impiego dell’uomo, lo sottoporrebbe a valori di radiazioni insopportabili dall’organismo umano;

2) bonifica dell’area;

3) smaltimento delle scorie che, insieme all’aspetto economico, e’ il problema principale dell’utilizzo dell’energia nucleare. Ad oggi infatti non si conosce un metodo che permetta di smaltire le scorie nucleari in piena sicurezza o di azzerare la radioattività delle scorie che, si stima, durino decine di migliaia di anni.

Le ipotesi avanzate per il loro smaltimento sono molteplici:

  • Fondo marino, poi bandito con la convenzione di Londra nel 1993; 
  • Riempire dei cargo spaziali di scorie e lanciarli verso il sole; 
  • Utilizzare lo Geobacter, batterio in grado di metabolizzare metalli radioattivi come l’uranio; 
  • Inserire le scorie anonimamente in navi che poi per motivi ignoti colano a picco (vedi le coste calabre). 


o depositarli in:

  • superficie; 
  • superficie con opere ingegneristiche (capannoni abbandonati adiacenti o distanti la centrale); 
  • cavità o miniere; 
  • profonde cavità nel terreno (tipo geologico). Negli USA hanno trovato una soluzione per le scorie di II°, seppellendole in profondità. Per le scorie di III°, cioè ad alta radioattività, ancora nessuna soluzione, pertanto vengono stoccate all'interno della stessa centrale. 
Nonostante quanto sopra esposto non lasci spazio ad ipotesi filonucleari di buon senso in quanto, a parte gli aspetti economici-ambientali-drammatici, di fatto sarebbe come ritornare a viaggiare a cavallo quando esistono già gli aerei, il nostro Presidente del Consiglio in Francia, con l’ormai ex amico Sarkozy, ha firmato un accordo in cui si impegna a realizzare 4 centrali nucleari in Italia, nonostante il pericolo ed i rischi, trascurando l’impatto ambientale, trascurando il referendum del 1987, trascurando del tutto l’aspetto economico e trascurando del tutto l’impegno preso con l’Europa di ridurre entro il 2020 l’emissione di CO2 del 20%, effettuare un risparmio energetico del 20% e produrre almeno il 20 % del fabbisogno nazionale da energie rinnovabili.


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