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PER 9 ITALIANI SU 10 L’AGRICOLTURA È IL SETTORE CRUCIALE PER IL PAESE

L’indagine presentata dalla Cia in occasione del convegno a Montecitorio con il presidente della Camera Gianfranco Fini. Qualità, salubrità ed ecosostenibilità i motivi alla base del gradimento del comparto. Ma soprattutto la stragrande maggioranza dei cittadini confida in quella logica “rurale” che è alla base dell’agricoltura, fatta di lavoro e produzione e non di Borsa e finanza.

 

Nove italiani su dieci hanno fiducia nell’agricoltura italiana. Una fiducia diffusa che parte dal valore delle coltivazioni e dalla qualità indiscussa del “made in Italy” per poi allargarsi al ruolo strategico che il settore primario ha nella tutela del territorio e nella sfida energetica in chiave “green”. Ma una fiducia che affonda le sue radici anche nella storia del Belpaese, nella consapevolezza che la vitalità e la tenacia della società italiana risiedono fortemente nelle sue origini rurali. E’ quanto emerge da un’indagine della Cia presentata in occasione del convegno “L’agricoltura nei 150 anni dell’Unità d’Italia” che si è tenuto oggi a Montecitorio alla presenza del presidente della Camera Gianfranco Fini. Ben il 91 per cento degli italiani considera l’agricoltura un comparto cruciale per il Paese, sia dal punto di vista economico che ambientale, tanto più in questa fase di crisi dove i valori della terra assumono una rilevanza anche sociale rispetto alla finanziarizzazione galoppante dell’economia. Nelle convinzioni degli italiani, cioè, torna a galla quello “scheletro contadino del Paese” di cui ha parlato recentemente il Censis, mettendo in luce il bisogno forte dei cittadini di ritornare a una logica “rurale” fondata sulla concretezza del lavoro e della produzione. Una logica di cui l’agricoltura è l’interprete migliore, producendo ricchezza vera e visibile, non come quell’economia “di carta” che ha portato alla situazione di crisi attuale. E che fa volare lo spread, ma certo non il Pil dello Stivale. E la ricchezza del settore primario è molteplice, così come i motivi alla base del suo gradimento. Se il 91 per cento dei cittadini italiani crede nell’agricoltura, per quasi la metà di questi (esattamente il 43 per cento) la fiducia generale nel comparto corrisponde alla fiducia nella qualità e nella salubrità delle sue produzioni. Un altro 22 per cento degli intervistati, invece, riconosce all’agricoltura un ruolo centrale nell’immagine dell’Italia all’estero, mentre il 13,7 per cento degli italiani la considera fondamentale nella tutela del suolo e del patrimonio boschivo, anche rispetto al problema del dissesto idrogeologico. Infine, l’altro 12,3 per cento del campione ritiene l’agricoltura una risorsa irrinunciabile nello sviluppo delle energie rinnovabili. Più in dettaglio per quanto riguarda la fetta di italiani più attenti alla sicurezza alimentare, ben l’83 per cento di questi dichiara di preferire sempre il prodotto nazionale, soprattutto se tipico e tradizionale, anche se dall’etichetta vorrebbe la garanzia dell’italianità di tutti gli ingredienti e delle materie prime. Di contro, le importazioni destano non poche perplessità: il 78 per cento del campione si fida poco dei prodotti alimentari che varcano i nostri confini, in particolare di quelli che provengono dalla Cina. Una tendenza che è stata rafforzata anche dagli ultimi “scandali” e allarmi alimentari. Naturalmente, più di otto su dieci sono anche contrari agli Ogm in tavola. Il 55 per cento del campione ritiene gli organismi geneticamente modificati dannosi per la salute, mentre il 76 per cento crede semplicemente che siano meno salutari di quelli “normali”. All’opposto, il 62 per cento degli italiani si fida soprattutto del biologico, mentre il 35 per cento fa la spesa direttamente “in campagna” attraverso la vendita diretta dal produttore e/o partecipa ai Gruppi di acquisto solidali (Gas). Quanto alla parte del Paese che ritiene l’agricoltura nazionale una delle bandiere dell’italianità all’estero la quasi totalità (il 97 per cento) è convinta che bisogna fare di più per difendere tutta la filiera del “made in Italy” alimentare dall’agropirateria internazionale e dai danni derivanti da contraffazioni e frodi. E questo proprio perché si tratta non solo di un settore economicamente “vincente”, anche sul fronte del turismo enogastronomico (per il 48 per cento degli intervistati), ma di un patrimonio culturale e culinario che è l’immagine stessa del Belpaese fuori dai nostri confini (per il 52 per cento). Comunque, il 77 per cento degli italiani nutre molta fiducia nei controlli da parte delle autorità preposte (Nas, Guardia di finanza, Dogana) ma chiede che vengano resi ancora più stringenti, proprio per garantire al massimo i consumatori e anche gli agricoltori che contribuiscono alla produzione delle eccellenze certificate che vengono esportate in tutto il mondo. Ma l’agricoltura non è solo sinonimo di alta qualità ed elevati standard di sicurezza. Per due italiani su cinque il settore primario ricopre un ruolo nodale nella salvaguardia dell’ambiente: sia nel senso della tutela del territorio (per il 13,7 per cento del campione) sia rispetto al progresso delle energie “verdi” attraverso le biomasse (per il 12,3 per cento). Di questa fetta della popolazione, ben l’86 per cento ha una forte sensibilità ecologica e il 71 per cento contesta l’urbanizzazione selvaggia che ha cancellato “pezzi” interi di campagna e terreni coltivabili. Con effetti disastrosi sull’assetto idrogeologico del territorio e in particolare sulla stabilità dei versanti. Ecco perché il 69 per cento degli italiani chiede di incentivare l’attività degli agricoltori, la cui opera di presidio e di manutenzione del suolo è fondamentale, soprattutto nelle aree marginali e di montagna. In più, il 94 per cento di questa fascia di italiani si dice molto preoccupata per l’aumento delle emissioni e per le conseguenze dei cambiamenti climatici. Anche per questo, ben il 77 per cento degli intervistati crede nello sviluppo delle energie rinnovabili e pensa che il settore primario possa essere uno dei protagonisti della cosiddetta “rivoluzione verde”, tramite l’uso delle biomasse legnose, pellet, cippato, potature di colture arboree e più in generale degli scarti di agricoltura e allevamento per la produzione di energia “pulita”.


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