Gli italiani pagano ancora gli effetti della crisi economica. La perdita di potere d’acquisto, unita all’aumento dell’inflazione, si riflette direttamente sui consumi, che restano al palo anche quest’anno. L’incremento stimato da Confindustria e Confcommercio per il 2011 è compreso tra lo 0,7 e lo 0,8 per cento, in rallentamento rispetto al già misero più 1 per cento del 2010. E non va meglio ai consumi alimentari: secondo le nostre previsioni, dopo il più 0,6 per cento registrato l’anno scorso, il 2011 dovrebbe chiudersi col segno negativo.
Gli acquisti di cibo e bevande dovrebbero attestarsi cioè tra il meno 0,2 e il meno 0,5 per cento, con una flessione più marcata al Sud. Il risultato più evidente di questo trend è che la spesa alimentare cede ancora il passo: era di 461 euro mensili a famiglia nel 2009, cala a 447 euro medi al mese nel 2010. Vuol dire il 3,1 per cento in meno in dodici mesi e ben il 6 per cento in meno da quando è cominciata la crisi. Rispetto al 2008 infatti, quando si spendevano mediamente 475 euro per cibo e bevande, le famiglie italiane hanno destinato quasi 30 euro in meno ogni mese per fare la spesa al supermercato. Lo rivela un’indagine della Cia, presentata in occasione della 5ª Conferenza economica in corso a Lecce.
La flessione drastica della spesa per gli alimentari diventa ancora più evidente se si mettono a confronto le cifre annue: se nel 2008 il budget riservato alla tavola era pari complessivamente a 5.700 euro per famiglia nel 2009 scende a 5.532 euro, per poi toccare quota 5.364 euro a fine 2010. Nel giro di un triennio, quindi, gli italiani hanno ridotto di circa 350 euro la parte dello stipendio riservata a cibo e bevande. Causando un’accelerazione della tendenza alla perdita di peso degli acquisti riguardanti l’alimentazione, scesi dal 17,3 al 16,5 per cento del totale della spesa sul territorio nazionale. Ma spendere di meno significa dover cambiare le abitudini alimentari. E, infatti, il 60 per cento delle famiglie italiane afferma di aver modificato il menu e il 35 per cento di aver limitato gli acquisti.
Significa che oggi ben 7,7 milioni di famiglie riempiono di meno le buste della spesa e non soltanto di prodotti superflui: il 40,2 per cento degli italiani ha diminuito gli acquisti di frutta e verdura, il 36 per cento quelli di pane e pasta e il 39,5 per cento quelli di carne e pesce. In più, il 34 per cento delle famiglie del Belpaese (7,4 milioni) dichiara di optare per prodotti di qualità inferiore e il 30 per cento (6,6 milioni) di rivolgersi ormai quasi esclusivamente alle promozioni commerciali. Non a caso nel 2010 gli unici punti vendita a segnare un balzo in avanti (+1,3 per cento) sono stati gli hard-discount. |