Luigi Zippo, del Centro Controllo Area Pesca, Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Genova, dopo aver brevemente ricordato la nuova normativa europea che richiede l’obbligatoria etichettatura del pesce con nome commerciale, metodo di produzione e zona di cattura, ha fatto un breve excursus sulle attività del Centro, il cui controllo non si limita ai porti, ma anche ai grandi centri di stoccaggio, ai rivenditori e ai ristoranti. Tasha Sutcliffe, Direttore programma pesca e aree marine di Ecotrust Canada, ha illustrato il progetto Thisfish, nato due anni fa da un’idea di alcuni pescatori locali in seguito alla decisione dell’unione Europea di permettere l’importazione dal Canada soltanto di pesce tracciabile.
Sono nati così un sito internet e una app attraverso i quali, inserendo il codice presente nell’etichetta del pesce acquistato, i consumatori possono accedere alle più varie informazioni, dalla tecnica di pesca al nome del pescatore, dalle proprietà nutritive ai consigli gastronomici. Il progetto coinvolge attualmente 172 pescherecci. Antonio Attorre, Presidente Slow Food Marche, ha raccontato l’esperienza virtuosa del Presidio del mosciolo di Portonovo, in provincia di Ancona. Un piccolo borgo dove vige una sana economia legata alla pesca e al turismo, un chiaro esempio di filiera corta in cui è saldo il rapporto tra pescatori, ristoratori e consumatori.
Di tutt’altro stampo l’intervento di Jann Martinsohn, Ricercatore del joint Research centre, che ha affrontato l’argomento da un punto di vista scientifico, ovvero come l’individuazione del dna dei pesci possa essere un utile metodo investigativo per scoprire sofisticazioni alimentari, individuare pesci fuggiti dall’allevamento o pescati in acque diverse da quelle dichiarate. |