L’apatia, che compare in un soggetto non caratterialmente pigro, viene oggi studiata come un segno precoce di una possibile malattia degenerativa cerebrale. A questo sintomo, che diventa dunque un indizio prezioso per la cura precoce dell’Alzheimer e del Morbo di Parkinson, è dedicato un convegno internazionale, con la partecipazione dei più importanti ricercatori. In una conferenza stampa, gli organizzatori del workshop, prof. Giancarlo Logroscino (Clinica Neurologia dell’Università di Bari) e prof. Marcello Nardini (direttore della Clinica Psichiatrica dell’Università di Bari) illustreranno le ricerche che si stanno compiendo per chiarire il valore del rallentamento dell’iniziativa e dell’inerzia decisionale. L’incontro con i giornalisti si terrà presso la Direzione Generale dell’Azienda Policlinico, venerdì 12 novembre alle ore 11.30, alla presenza del Direttore Generale, Vitangelo Dattoli.
L’apatia (dal greco "a-pathos", letteralmente "senza emozione") è una specie di inerzia che può prendere chiunque in un momento della vita per periodi più o meno lunghi o diventare uno stato permanente. Ognuno di noi ha sperimentato giorni in cui è stato preso dall’apatia. Nella cultura classica aveva dato una definizione positiva al concetto di apatia. Per gli stoici l’apatico è colui che ha superato il disordine delle passioni e vede la vita con distacco. La religione cristiana ha definito la forma estrema della apatia come un vizio capitale, l’accidia ovvero un mix di disinteresse verso gli altri, verso se stessi, e verso la vita. La ricerca medica ha recentemente puntato il proprio interesse sulla apatia come fenotipo autonomo al limite della normalità o come parte della storia naturale di altri disturbi sia neurologici che psichiatrici quali la depressione, le demenze, morbo di Parkinson e le psicosi, in particolare la schizofrenia) L'apatia può essere definita come una mancanza di motivazione caratterizzata da diminuito comportamento e cognizione “goal oriented” (orientato ad una finalità) e diminuito concomitante comportamento di tipo emozionale “goal-directed” (diretto ad una finalità).
Possiamo distinguere tre aree del fenotipo apatia: 1) apatia affettiva che può manifestarsi come sintomo di indifferenza o mancanza di empatia. 2) apatia comportamentale che si manifesta come indolenza e necessità di stimoli importanti per intraprendere l’attività motoria. 3) apatia cognitiva che si manifesta con l’inattivazione dell’attività del goal directed (diretta ad una finalità), per esempio, in pazienti che necessitano di assistenza per iniziare attività mentale o per parlare.
Le basi neuroanatomiche e neurochimiche dell’apatia sono ancora largamente sconosciute sebbene si pensa che siano coinvolte le strutture fronto-limbiche e circuiti striatotalamo-corticali. L'apatia è associata a un numero di risultati clinici avversi (insoddisfacenti), tra cui apparente deterioramento cognitivo, diminuzione dell’attività quotidiana, scarsa (cognizione) intuizione nella propria menomazione e delle propria capacità cognitiva, e scarsi risultati del trattamento riabilitativo ove necessario per le malattie presenti quali comorbidità.
L’apatia diminuisce la qualità della vita dei pazienti e dei loro care-givers (sia sanitari che familiari) ed è associata a sindrome da stress dei loro care-givers; apatia nei pazienti con malattia di Alzheimer aumenta la probabilità di istituzionalizzazione. Anche se alcuni farmaci sono promettenti candidati per ulteriori studi di efficacia, vi sono ancora insufficienti dimostrazioni che il trattamento farmacologico migliori i sintomi dell’apatia nei pazienti affetti da malattie neurodegenerative.
In futuro è probabile che molte delle malattie neurodegenerative possano essere individuate in stadi iniziali in relazione alla presenza di quadri di apatia. Il limite rispetto alla situazione di normalità è ancora da definire. L’individuazione di marker biologici e di imaging della apatia patologica è un terreno di ricerca molto promettente per le neuroscienze. |