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POLITI: LA RIFORMA DELLA PAC È UN PASSAGGIO CRUCIALE PER IL SETTORE
Il presidente della Cia a Verona al convegno inaugurale di Fieragricola: dalla manovra provvedimenti severi per le aziende del comparto. Ruolo del ministro Catania positivo, ma al governo chiediamo un deciso cambio di rotta o sarà mobilitazione. Nel difficile negoziato sulla nuova Pac serve una posizione forte e autorevole del ‘sistema Paese’.
 
“La riforma della Pac è un passaggio fondamentale per il futuro della nostra agricoltura, ma ora occorrono interventi incisivi per dare una risposta alla difficile crisi che stanno vivendo le imprese agricole italiane. Ancora prima dell’appuntamento europeo, è indispensabile risolvere in tempi brevi le tre grandi emergenze del settore: l’Imu sui fabbricati rurali, l’aumento degli estimi catastali per i terreni agricoli, il caro-gasolio. Senza efficaci misure in questa direzione, sarebbe un vero disastro, con la chiusura di migliaia di aziende sull’intero territorio nazionale. Per questo motivo abbiamo lanciato un ultimatum al governo: o si guarda con più attenzione ai problemi del settore oppure scatta immediata la mobilitazione, con iniziative sindacali, anche di carattere unitario, in tutt’Italia”. Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, intervenendo a Verona al convegno inaugurale di Fieragricola, dal titolo ‘Verso la nuova Politica comune: prospettive, sfide e opportunità per un’agricoltura sostenibile’. “Da parte nostra c’è sempre stata la piena disponibilità alla soluzione dei problemi che attanagliano il Paese -ha spiegato Politi-. Siamo persone responsabili e pronte ai sacrifici, anche duri. Ma davanti all’assurda, ingiusta e pesante tassazione dei terreni agricoli e di strumenti di lavoro come i fabbricati rurali (la stalla, il magazzino o la cascina) noi non possiamo stare zitti. Si tratta di mezzi produttivi che non possono subire una tale imposizione fiscale. Allo stesso modo, non possiamo più accettare che i continui rincari del gasolio agricolo pregiudichino il domani non solo di migliaia di serre (che ne fanno largo uso soprattutto nel periodo invernale per il riscaldamento delle colture), ma anche delle altre imprese agricole”. “D’altra parte -ha aggiunto il presidente della Cia- rispetto alle considerazioni portate avanti dalla nostra Confederazione, vogliamo dare atto al ministro dell’Agricoltura, Mario Catania, di svolgere un ruolo positivo in una fase certamente difficile. In questo contesto, vogliamo ribadire con grande autonomia la volontà di sostenere coloro che nel governo hanno compreso il ruolo primario dell’agricoltura nella società e nell’economia e vogliono, perciò, contribuire alla sua valorizzazione”. Più in generale, “accanto a un’azione tesa a tutelare gli interessi degli agricoltori italiani nel difficile confronto sulla Pac post 2013”, ha detto ancora Politi, “è indispensabile avviare da subito un confronto concreto e costruttivo tra tutti i soggetti della filiera agroalimentare e le istituzioni centrali e locali per un nuovo progetto di politica agraria. Un percorso che deve avere il suo punto focale in una Conferenza nazionale sull’agricoltura e lo sviluppo rurale. Un appuntamento più volte annunciato, ma mai finora realizzato veramente. Lo impone l’attuale situazione del settore primario e il dramma economico e sociale in cui vivono migliaia di imprese”. “L’Italia agricola ha bisogno di una nuova strategia condivisa e di ampio respiro. Dopo il varo di provvedimenti per fronteggiare l’emergenza -ha evidenziato Politi- occorre sviluppare una strategia tesa a sviluppare ricerca e innovazione, a favorire l’ingresso dei giovani e l’aggregazione fondiaria, a rendere efficienti i mercati, a sostenere la competitività, a ridurre i costi di produzione e a semplificare i rapporti tra imprese e Pubblica amministrazione. E’ ormai giunto il momento di cambiare. Se si vuole puntare alla crescita delle aziende è indispensabile accelerare la marcia. Le misure del governo Monti non danno risposte puntuali e concrete in questo senso. Chiediamo dunque che si riaccendano i riflettori sull’agricoltura e si tenga realmente conto del ruolo fondamentale che svolgono gli imprenditori agricoli del nostro Paese”. “D’altronde -ha sottolineato il presidente della Cia- abbiamo sempre sostenuto che una posizione forte nel negoziato sulla riforma della Pac deve avere, a monte, un’idea chiara dell’agricoltura in Italia, deve essere funzionale a un progetto di agricoltura”. Più in dettaglio, per quanto riguarda la riforma della Pac 2014-2020, secondo Politi “deve avere precise priorità: efficienza del mercato, rafforzamento delle organizzazioni di produttori, diffusione dell’economia contrattuale, misure per favorire il ricambio generazionale, sostegno degli strumenti (assicurazioni e fondi di mutualità) per contenere gli effetti della volatilità dei prezzi e delle crisi di mercato”. Ad oggi, però, “la proposta formulata dalla Commissione Ue non ci soddisfa affatto. C’è bisogno di correzioni proprio per garantire un futuro di certezze agli agricoltori. L’Italia -ha ricordato il presidente della Cia- non può accettare una redistribuzione dei fondi del primo pilastro che peggiori ulteriormente la sua posizione finanziaria, con una riduzione del 6,9 per cento del budget di risorse. Per questa ragione, al commissario europeo all’Agricoltura abbiamo sollecitato un confronto sereno e responsabile sulla riforma Pac post 2013, proprio per garantire un futuro di equità e sviluppo all’agricoltura europea”. Comunque, “la futura politica agricola comune dovrà assolutamente porre al centro l’agricoltura e le imprese agricole. Il sostegno pubblico dovrà essere destinato agli agricoltori professionali e alle aziende che operano nel mercato dei prodotti e del lavoro. Vogliamo sostenere gli imprenditori agricoli, non i percettori di rendite fondiarie e parassitarie. Ecco perché -ha concluso Politi- insistiamo affinché, nel complesso negoziato comunitario sulla Pac 2014-2020, ci sia una posizione autorevole dell’intero governo in grado di far valere le ragioni dei nostri agricoltori. Una posizione del ‘sistema Paese’. E’ in gioco la sopravvivenza di centinaia di migliaia di imprese che rappresentano un patrimonio inestimabile per l’apparato economico e per l’intera società italiana”.

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