Nel discorso di Mirabello il Presidente della Camera Gianfranco Fini si è chiesto, testualmente, “che fine ha fatto quel punto del programma che prevedeva la privatizzazione delle municipalizzate?”. Ho creduto opportuno aiutare la sua memoria ricordando che, invocata da decenni e mai realizzata, la riforma dei servizi pubblici locali è contenuta nell'articolo 23 bis del decreto legge 112 del 2008 inserito dalla legge di conversione n.133 del 2008 (il primo significativo atto normativo della legislatura) e poi profondamente modificata – tanto da definirne i connotati essenziali – dall’articolo 15 del decreto legge 25 settembre del 2009 n. 135.
Quest’ultimo decreto, recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di Giustizia delle Comunità europee, è altrimenti conosciuto come “Decreto Ronchi”, dal nome del validissimo collega Ministro, pacificamente annoverato tra i finiani. La prima e la seconda norma sono state approvate con il voto favorevole di tutta la maggioranza, senza che dalla componente più vicina al Presidente della Camera sia giunto alcun distinguo. Alla norma primaria è puntualmente seguito il regolamento di attuazione, approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri del 22 luglio 2010, anche qui senza alcun distinguo dei finiani e, anzi, con palese soddisfazione del collega Ronchi.
Soddisfazione ben riposta: con la riforma si scolpisce, per la prima volta in Italia e dopo numerosissimi tentativi falliti, da ultimo quello del Governo di centrosinistra nella scorsa legislatura, il principio secondo il quale non sarà più possibile per gli Enti locali gestire "in house" la raccolta dei rifiuti, il trasporto pubblico e l'acqua, ma la gestione - separata dalla proprietà - sarà soggetta a gara. Ciò favorisce, e dispiace doverlo ricordare proprio all’amico Benedetto Della Vedova, la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi per tutti gli operatori economici interessati, nonché il diritto di tutti gli utenti all’universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed ai livelli essenziali delle prestazioni.
Le deroghe citate da Della Vedova non ribaltano il principio generale e il, fondamentale, recepimento delle regole europee. La riforma approvata rappresenta il più avanzato punto di sintesi tra le diverse istanze rappresentate in parlamento, ma anche questo aspetto è fin troppo ovvio per doverlo ricordare a Benedetto Della Vedova. Dopo la norma primaria e il regolamento attuativo rimangono fissati termini di scadenza delle gestioni in house e si è innescato un meccanismo di riforma irreversibile. Le parole di Gianfranco Fini a Mirabello possono allora essere intese – una volta chiariti gli esatti termini della vicenda e rinfrescata la memoria degli amici finiani – quale manifestazione di un forte impegno politico volto a perseguire insieme, con gli atti conseguenti negli locali e sul territorio, la concreta attuazione della riforma. |