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SANITA' PUGLIESE: C'E' CHI VA' CONTROCORRENTE

L'Asl di Taranto si dimentica di fatturare il recupero dei crediti vantati dall’Azienda nei confronti di tutte le Case di Cura accreditate (tranne una) della Provincia di Taranto. Tali crediti sono legati all’attività di preparazione e fornitura di sacche di emocomponenti da parte del Servizio Trasfusionale. Ora si indaga.

 

Se le nuove indagini sulla Sanitopoli Pugliese fanno tremare i vertici nazionali del PD, c’è qualche ASL in Puglia che va in controtendenza rispetto all’allegra gestione che, se le accuse fossero fondate, sino a oggi è stata la norma nella Sanità Pugliese. Parliamo dell’Asl di Taranto diretta dal dott. Colasanto, il quale ha tempestivamente emanato un’ordinanza per una indagine amministrativa interna, un attimo dopo aver verificato personalmente che le strutture aziendali non attivavano da anni (2006?) il recupero dei crediti vantati dall’Azienda nei confronti di tutte le Case di Cura accreditate (tranne una) della Provincia di Taranto. Tali crediti sono legati all’attività di preparazione e fornitura di sacche di emocomponenti da parte del Servizio Trasfusionale.

Ma cerchiamo di capire meglio la questione. In Italia oggi, le attività connesse all’assegnazione, conservazione e distribuzione di sangue umano e dei suoi componenti, al sistema urgenza/emergenza e all'attività di medicina trasfusionale, sono di esclusiva competenza del sistema sanitario pubblico. Quindi, in sostanza, tutte le richieste di sangue sia da parte di strutture pubbliche che di strutture private devono essere rivolte alle sole strutture di Medicina Trasfusionale e quindi all’ASL di riferimento. Nel caso delle Case di Cura Private tale rapporto è ancora disciplinato da un apposito contratto (“convenzione”) secondo i dettami di un Decreto del Ministro della Sanità risalente al 1 settembre 1995, nonostante tale disciplina abbia subito aggiornamenti di legge che in molte realtà stentano ad affermarsi. Accade così che vengano applicati (se vengono applicati… n.d.r.) disciplinari vecchi di decenni.

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Lo stesso decreto stabilisce che “l'Azienda Sanitaria definisce le modalità di fatturazione delle prestazioni trasfusionali” concordate nella convenzione. A tal fine l’azienda sanitaria o l'ospedale azienda si avvale del decreto ministeriale 22 novembre 1993 e successivi aggiornamenti, del tariffario nazionale e delle tariffe previste dagli ordini provinciali dei medici in attesa della determinazione delle tariffe di cui all'art. 6 della legge n. 724 del 23 dicembre 1994. Quindi sin dal 1995 le cliniche private accreditate devono pagare alle ASL di riferimento tutte le sacche di sangue richieste e a questo devono essere aggiunti anche i costi delle relative analisi del caso e un contributo (maggiorazione del 20% del fatturato complessivo) per il funzionamento generale della struttura produttiva. A Taranto non è andata così. Da quanto si evince dall’ordinanza del 13/04/2011 a firma del Commissario Straordinario dott. Angelo Domenico Colasanto, “le strutture aziendali non hanno attivato il recupero dei crediti vantati dall’Azienda (ASL TARANTO) nei confronti delle Case di Cura accreditate della Provincia di Taranto” eccetto un solo caso che riguarda una sola clinica. Quindi, eccetto un solo caso, le cliniche private della provincia di Taranto non hanno mai pagato il servizio alla ASL, o almeno fino a quando il dott. Colasanto non ha deciso di vederci chiaro. Infatti con la sua ordinanza ha chiesto alla commissione creata appunto per far luce sulla vicenda - “l’avvio di una indagine amministrativa interna allo scopo di: verificare la situazione complessiva dei crediti vantati dall’Azienda nei confronti della strutture accreditate della Provincia di Taranto per la fornitura di emocomponenti e di eventuali altri servizi forniti, anche in via d’urgenza, alle stesse; verificare le ragioni per le quali, tali crediti non siano stati recuperati; ed infine verificare le eventuali responsabilità”.

Il dott. Colasanto ha anche imposto risposte in tempi brevissimi: “dispongo che la commissione debba terminare i suoi lavori e fornire adeguata risposta ai quesiti posto entro e non oltre 30gg dalla notifica del presente disposizione” – conclude l’ordinanza del 13/04/2011. Ma a quanto ammontano questi crediti che l’ASL di Taranto ha “dimenticato” di recuperare dalle Cliniche Private? Il dott. Colasanto è molto preciso, dati alla mano spulcia anno per anno i rapporti forniti dal reparto di Medicina Trasfusionale del P.O. “SS. Annunziata”. “Parliamo di cifre importanti che dal 2008 in poi si sono stabilizzate sui 500 mila euro l’anno complessivi per tutte le cliniche. Certo ci sono alcune cliniche che richiedono più sacche ematiche e che gioco forza coprono la fetta maggiore di credito”. Ma quali sono le Cliniche Private della Provincia di Taranto che finiranno sotto la lente della Commissione, “non ci sono cliniche in particolare su cui concentreremo i controlli – ci ha risposto il dott. Colasanto - sicuramente ci sono cliniche come la “Villa Verde” che fanno maggiormente uso di sacche di sangue, ma anche la Clinica Bernardini, la Clinica S. Camillo, oppure la Casa di Cura “Cittadella della Carità”. Per noi sono tutte uguali e su tutte faremo queste verifiche”.

Come è successo che in un settore così fortemente in crisi come quello della Sanità Pubblica, ci si dimentichi di fatturare importi per un totale di quasi mezzo milione di euro all’anno? “E’ quello che ho chiesto di verificare con la mia ordinanza – ci ha risposto senza esitare il dott. Colasanto – è mio interesse capire in che posizione la filiera non ha funzionato. Nella Sanità pubblica ci sono procedure amministrative a comparto stagno. Quindi, basta risalire al contrario le procedure, per capire chi e dove non ha funzionato”. Questa volta il classico scoop giornalistico sulla mala sanità è stato anticipato dall’Azienda sanitaria stessa che in maniera autonoma ha deciso di veder chiaro su questa vicenda. Ora attendiamo gli esiti del lavoro della commissione.

Sempre in tema “sangue” segnaliamo che sabato 7 maggio la Sala Convegni dell'Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (FG) ospiterà il Convegno Nazionale, valido anche come Corso ECM, dal titolo "La raccolta di sangue ed emocomponenti alla luce dei requisiti minimi per le Strutture trasfusionali e le Unità di raccolta. Realtà e prospettive nelle Regioni Centro-Meridionali". Un dato importante per la nostra regione: nel solo anno 2009 in Puglia sono state raccolta grazie alle donazioni ben 170 mila sacche di sangue.

Il Presidente di AVIS Nazionale, Vincenzo Saturni, spiega così le ragioni di questo importante momento di confronto: "Il recente accordo Stato-Regioni, che prevede l'applicazione dei requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per le attività trasfusionali, fornirà uno strumento importante per elevare ulteriormente la già alta qualità del sistema sangue italiano. Questa normativa avrà sicuramente ricadute sulle attività di raccolta gestite da AVIS e non solo. Pertanto abbiamo pensato a questo momento di confronto associativo, tecnico, istituzionale, politico finalizzato a fare il punto sulla situazione in essere e soprattutto sulle prospettive future, con particolare attenzione alle realtà centro-meridionali e a quelle Regioni che presentano piani di rientro".

Il Convegno vedrà la partecipazione, tra gli altri, del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, del direttore del Centro Nazionale Sangue, Giuliano Grazzini, del Presidente SIMTI, Claudio Velati, dei responsabili dei Coordinamenti regionali per le attività trasfusionali di Veneto e Puglia e dei Presidenti di nove Avis Regionali. Ospiti dell'evento saranno anche il Senatore della Repubblica, On. Antonio Tomassini, e Gianni Pittella, vice-presidente vicario del Parlamento Europeo.

 

TEMI DI APPROFONDIMENTO

 

Il panorama europeo

L’obiettivo dell’autosufficienza di sangue nell’ambito dell’unione Europea è sostanzialmente raggiunto. Ogni anno vengono raccolte circa 15.500.000 di unità di sangue intero (Dati 2006 della FIODS, Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Donatori di sangue). Analizzando il rapporto tra il numero delle donazioni di sangue intero e il numero di abitanti, si evidenzia una forbice alquanto ampia che varia da 24,5 donazioni per 1.000 abitanti in Lettonia a 68 per 1.000 abitanti in Germania. In Italia le donazioni sono 41,5 ogni 1.000 abitanti. In materia di sangue e di plasmaderivati, il Parlamento Europeo ha approvato nel settembre del 2001 la nuova direttiva per la qualità e sicurezza del sangue umano, che prevede il ricorso solo a donazioni volontarie e non remunerate con l’auspicabile e immediato adeguamento di Paesi come Svezia, Germania, Austria che ancora oggi retribuiscono i propri donatori di sangue. In un contesto di globalizzazione dei mercati, è quindi necessario che la Comunità riesca ad armonizzare il sistema donazioni-trasfusioni con legislazioni nazionali che ribadiscano l’importanza del dono da parte di donatori volontari non retribuiti, al fine di garantire maggiori standard di sicurezza nella salvaguardia della salute di donatore e ricevente. Avere un servizio trasfusionale efficiente e sicuro è un diritto per tutti i cittadini. L’attività di molte associazioni è finalizzata alla promozione di una donazione del sangue che garantisca la sicurezza del donatore e del ricevente. Per questo motivo, prima della donazione, ogni aspirante donatore viene sottoposto a un colloquio e a una visita medica accurata. Tutte le sacche di sangue raccolte vengono validate con un numero progressivo dalle Strutture Trasfusionali pubblichepresso cui è stata effettuata la donazione. Tale indicazione viene poi riportata sull’apposito Registro delle Donazioni del sangue e sulla cartella clinica del paziente. Così, qualora si dovessero verificare casi di malattie post-trasfusionali, è possibile risalire sempre alla provenienza del sangue, bloccando l’attività donazionale della persona.

In Italia il sistema trasfusionale è regolamentato dalla legge n. 219 del 27 ottobre 2005, “Nuova Disciplina delle attività trasfusionali e della produzione degli emoderivati” e da numerosi decreti di attuazione. La legge, che definisce il modello organizzativo generale del sistema trasfusionale, individua le principali istituzioni coinvolte nel raggiungimento degli obiettivi e ne ritaglia ruoli e competenze.

Nel 2008 in Italia sono state complessivamente raccolte oltre 2.505.570 unità di globuli rossi (dati ISS), a fronte di un fabbisogno annuo di 2.488.724 unità. L’autosufficienza non è però raggiunta in modo omogeneo sul territorio italiano, dal momento che esistono ancora squilibri tra regioni eccedentarie e regioni carenti. L’indice nazionale di produzione di unità di globuli rossi per 1000 residenti nel 2008 risulta pari a 42%, in linea con i Paesi europei a elevato sviluppo economico. Per quanto riguarda il plasma avviato alla lavorazione industriale per la produzione farmaceutica, nel 2008 sono stati raccolti complessivamente 647.054 kg, per una media di 10,85 kg ogni 1000 abitanti. Va sottolineato che, confrontando i dati nel periodo 2005-2008, l’invio di plasma alla produzione industriale tende a crescere di anno in anno e questo permette di prevedere futuri incrementi sensibili. Anche nella raccolta di plasma si registra, inoltre, una disomogeneità tra regioni che si collocano al di sopra della media nazionale e altre che sono al di sotto di questa soglia.

 

IL SISTEMA TRASFUSIONALE

Il Modello italiano

Il Piano Nazionale Sangue e Plasma riconosce proprio nell’autosufficienza di sangue un interesse di carattere nazionale, non frazionabile e tra le principali azioni indicate per raggiungere l’obiettivo, vi è proprio l’aumento del numero dei donatori volontari periodici attraverso il coinvolgimento del volontariato organizzato, soprattutto nelle regioni carenti. A questo proposito il Piano intende valorizzare il ruolo del volontariato per quelle funzioni che sono specificamente affidate alla legge 219/05, in particolare sviluppando azioni finalizzate al suo coinvolgimento nella programmazione dell’autosufficienza, con predisposizione di strumenti idonei a diffondere la cultura della solidarietà, a promuovere la donazione di sangue ed emocomponenti in forma volontaria, anonima, periodica e non remunerata, con la progressiva eliminazione della donazione occasionale. Tra i vari obiettivi, inoltre, il Piano si prefigge di conseguire una razionalizzazione del modello organizzativo, sviluppo scientifico e tecnologico, nonché qualità, efficienza ed economicità di gestione delle strutture trasfusionali, autosufficienza europea e iniziative di cooperazione internazionale.

Oltre al Piano Nazionale Sangue e Plasma, che rappresenta un documento basilare, la legge 219/05 disegna un modello organizzativo per il Servizio Trasfusionale italiano che consentirà all’Italia di raggiungere l’autosufficienza regionale e nazionale del sangue e dei suoi derivati, innalzare i livelli di sicurezza delle trasfusioni e sanare il divario tra le aree del Paese in termini di donazioni.

La legge 219/05 garantisce per l’intero “sistema sangue” un forte e flessibile coordinamento sul territorio delle attività trasfusionali, sia a livello regionale sia nazionale, con la nascita dei Dipartimenti di Medicina Trasfusionale, delle Strutture Regionali di Coordinamento e di un Centro Nazionale Sangue, facente capo al Ministero della Salute. Alla fine del 2007 è stato istituito anche il Sistema informativo dei servizi trasfusionali (SISTRA), che dovrà costituire un fondamentale strumento per l’attivazione di reti informative sia a livello regionale, sia a livello nazionale. Attraverso tale organismo si potranno trasmettere per via telematica tutti i dati relativi all’attività trasfusionale: si potranno conoscere in tempo reale il fabbisogno e la disponibilità di sacche su tutto il territorio e si riuscirà, così, a garantire l’autosufficienza nazionale di sangue ed emoderivati. Garantisce, inoltre, una maggiore sicurezza delle trasfusioni attraverso l’incentivazione della raccolta controllata di sangue di donatori volontari e periodici e, attraverso un sistema di compensazione, le ASL e le regioni possono scambiare il sangue e gli emoderivati, coniugando il principio solidale su cui si fonda la donazione del sangue e l’ottimizzazione delle risorse.

Le associazioni, già da oggi, sono direttamente coinvolte dal Ministero della Sanità per organizzare a livello nazionale e regionale grandi campagne di sensibilizzazione e pianificare bisogni e attività. Altra novità importante, contenuta nella legge 219/05, è la ridefinizione dei rapporti con l’industria per la produzionee la distribuzione degli emoderivati, con la possibilità per le regioni di stipulare convenzioni con le aziende i cui impianti siano posti sul territorio dell’U.E.

 

Espedito Alfarano


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