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SCIOPERO TIR: È CORSA ALLE PROVVISTE ALIMENTARI E LA SPECULAZIONE FA DA PADRONA
Allarme, sugli scaffali incrementi del tutto ingiustificati. In tre giorni i listini lievitati a dismisura. La spesa delle famiglie crescere del 15-20 per cento. Attenzione all’etichetta: in questi frangenti c’è chi vende prodotti anche scaduti e dannosi alla salute. I pochi agricoltori che riescono a trasportate le loro produzione vendono alle stesse quotazione di un mese fa.
 
Lo sciopero dei tir ha provocato una sorta di “panico d’acquisto”. Non è solo corsa alla ricerca di benzina e diesel, ma anche delle provviste alimentari. E dagli scaffali cominciano a sparire tantissimi prodotti. E così la speculazione comincia a far da padrona. In queste ultime ore sono arrivati alle stelle soprattutto i prezzi di ortaggi, verdure e frutta. Si registrano aumenti anche del 200 per cento rispetto ai listini di sabato scorso. Dal campo alla tavola si hanno incrementi addirittura di dieci volte. E per tornare alla normalità ci vorrà più di una settimana e in molti casi i rincari ingiustificati difficilmente scompariranno. Un danno ingente per le famiglie italiane, che in pochi giorni vedranno lievitare la loro spesa del 15-20 per cento, e per le stesse aziende agricole che non riescono a trasportare le loro produzioni fresche e, quindi, andranno distrutte. Non basta. C’è il rischio che i consumatori vadano a comprare prodotti, soprattutto quelli trasformati, scaduti, in quanto, specie in questi frangenti, c’è chi opera soltanto nella logica del guadagno e non ha alcuno scrupolo per la salute pubblica. Occhio, dunque, alle etichette e alle scadenze. Questo l’allarme preoccupa fortemente per uno scenario che rischia di avere effetti deleteri per le tasche e anche per la salute dei cittadini e per i produttori agricoli, impossibilitati a smerciare le loro produzioni e a sostenere costi sempre più onerosi. Frutta e verdura sono, comunque, i principali prodotti presi d’assalto dagli speculatori. Le zucchine, che poco meno di una settimana fa venivano vendute al dettaglio a 3 euro al chilo, hanno toccato quotazioni vertiginose: 7,50 al chilo. Stesso discorso per le insalate, passate da 2 euro a 4,30 euro al chilo, per le melanzane, da 2,50 euro a 3,50 euro al chilo, per i cavolfiori, da 1,50 euro a 2,50 euro al chilo. Analogamente i frutti stagionali come le arance sono rincarate del 100 per cento (da 1 euro a 2 euro al chilo). Le mele sono passate da 1,20 euro al chilo a 2,10 euro al chilo; mentre le pere sono cresciute da 1,30 euro a 2,30 euro al chilo. Siamo in presenza di una situazione assurda. E’ bastato un blocco di tre giorni dei tir per dare vita ad un’ondata speculativa che sta assumendo contorni drammatici. E questo è ancora più grave se si pensa che i pochi agricoltori che hanno la possibilità di trasportare i loro prodotti stanno vendendo agli stessi prezzi di un mese fa. Un esempio per tutti. Un chilo di zucchine sul campo ha una quotazione di appena un euro, che oggi nel passaggio della filiera arriva al consumo addirittura a 7,50, con un incremento del 650 per cento. Per gli agricoltori al danno si aggiunge così la beffa. Per questo motivo la Cia richiama l’attenzione delle istituzioni preposte a vigilare e fare gli opportuni controlli, in modo da stroncare le manovre speculative che mettono in ginocchio i consumatori e provocano conseguenze negative all’intero sistema produttivo, a cominciare dall’agricoltura che, oltretutto, fa i conti con problemi complessi che riducono drasticamente l’attività imprenditoriale.

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