Si è concluso oggi il convegno internazionale A Mezzogiorno dell’arte - Egemonie culturali e sapere dell’esperienza: due intense giornate di incontri, dibattiti e tavole rotonde che hanno avviato nel Castello Svevo di Bari, il 3 e il 4 dicembre, il programma biennale del premio LUM promosso dalla Lum Jean Monnet in collaborazione con la Regione Puglia. Così la seconda edizione del premio – ideato dall’ing. Vito Labarile, consigliere delegato dell’università per le Politiche culturali – intensifica il suo orientamento formativo ed espande il dialogo a diversi ambiti culturali. Si sono alternati gli interventi di filosofi, sociologi, scrittori, architetti, curatori ed artisti italiani e stranieri in tre sessioni di lavoro presiedute dal direttore artistico del Premio LUM, Achille Bonito Oliva. Di localismo virtuoso si parlato nella sessione mattutina.
Il tema al centro di questa sessione è la relazione tra spazio “locale” e dinamiche globali, tra sopravvivenza dell’eredità culturale e sua trasformazione. Come risultato di un lavoro di mappatura delle realtà che operano nel meridione italiano, viene inoltre proposta una rosa di esperienze esemplari, selezionate sulla base della loro capacità di dialogare con lo scenario artistico internazionale, attraverso le quali individuare possibili nuove strategie di politica culturale, di mecenatismo e capacità di aggregazione. «Il collezionismo ha abbandonato negli ultimi anni – ha spiegato Bonito Oliva - quella dimensione privatistica, che rappresentava quasi una tesaurizzazione di una produzione artistica per una degustazione domestica.
Nel sistema dell’arte questo processo si è invertito portando il collezionismo a una dimensione meno chiusa tanto che molti collezionisti hanno promosso fondazioni rovesciando il rapporti pubblico-privato nella circolazione e nella diffusione della produzione del contemporaneo». La sessione, moderata da Antonella Marino, si è aperta con il contributo di Joerg Heiser, critico d’arte e condirettore di “Frieze”, ha visto gli interventi di Angelo Bianco, della Fondazione SoutHeritage, Matera, Rosalba Branà, della Fondazione Museo Pino Pascali, Polignano a Mare, Giusy Caroppo, dell’Associazione culturale Eclettica, Barletta, Lia De Venere, docente dell’Accademia di Belle Arti, Bari; Pierpaolo Forte, Fondazione Morra Greco, Napoli; Gianluca Collica, Fondazione Brodbeck, Catania; Francesco Moschini, Politecnico di Bari; Roberto Ricco, Teatro Kismet, Bari; Stefania Zuliani, Università di Salerno.
La sessione che ha chiuso il convegno, Il sapere dell’esperienza si è concentrata su quelle esperienze che segnano il passaggio da un concetto di esposizione come “spettacolo” e come “evento” mediatico, alla mostra come elemento di formazione e quindi come laboratorio. Cesare Pietroiusti, artista visivo e docente di laboratorio di arti visive Iuav - Venezia è stato il coordinatore della III sessione. «Il significato di questo ultimo blocco - ha detto Pietroiusti – è quello di vedere l’arte contemporanea come fonte di conoscenza analitica e critica, ma anche un momento di emozione originale che nasce dalla partecipazione ai confronti diretti e ai convegni in cui dibattere sulle diverse opinioni: sono questi i momenti più adatti a lasciar confluire tutto il proprio pensiero». Un’attenzione specifica è stata rivolta inoltre all’attività di quei musei che sempre più si relazionano a progetti artistici di coinvolgimento sociale e comunitario.
Nella tavola rotonda si è affrontato poi il tema della formazione degli artisti e della relazione tra paradigmi culturali e pratiche creative nell’ambito di una visione dell’esperienza artistica allargata alle culture non occidentali e a contesti non istituzionali. La tavola rotonda ha visto la partecipazione di Anton Vidokle, artista visivo e curatore indipendente, Maha Maamoun, artista visiva, Contemporary Image Collective - Il Cairo, Sebastiano Maffettone, filosofo, Anna Pironti, responsabile dipartimento educazione del castello di Rivoli. In apertura del convegno è stata presentata la nuova piattaforma web del Premio Lum per l’Arte Conteporanea – www.premiolum.it. La cura del sito internet è stata affidata al critico d ’arte Stefano Chiodi.
Il portale è nato per dare visibilità permanente al Premio LUM, ma anche per promuovere un più ampio dibattito in rete intorno ai temi affrontati nell'ambito delle sue iniziative (mostre, convegni, laboratori, pubblicazioni) e per favorire la crescita di una sensibilità collettiva in un contesto - quello del Sud d’Italia - storicamente svantaggiato dalla carenza di istituzioni pubbliche e private indirizzate allo studio della contemporaneità. L’impegno è di dar vita ad una community focalizzata soprattutto sull'esperienza culturale del Mezzogiorno in senso lato, aperta quindi a campi creativi affini (arti visive, ma anche cinema, teatro, musica, ecc.) ed ai loro diversi aspetti critici e teorici. Affrontare il tema del Mezzogiorno significa innanzitutto circoscriverlo in senso culturale in un contesto profondamente mutato, in cui le vecchie divisioni, geopolitiche quanto ideologiche, hanno lasciato spazio alla realtà del mondo globalizzato e alle sue dinamiche ormai a scala planetaria.
Cosa intendiamo dunque oggi per Mezzogiorno? Oltre che come luogo geografico, il termine va inteso come una modalità di pensiero che si estende anche a nozioni oggi molto dibattute quali “periferia”, “confine”, “differenza”. Pensare al “Mezzogiorno” in modo non consolatorio, non pedagogico, significa focalizzare l’attenzione più che su dei confini territoriali, sempre relativi e intrinsecamente contraddittori, sulle problematiche, i conflitti, le aree di attrito, marginalità e resistenza, che sfuggono ai radar istituzionali o alla logica mainstream. Il Mezzogiorno come epicentro di una “lingua minore” (nel senso usato da Deleuze e Guattari), come declinazione resistente all'interno di un più vasto ed egemonico sistema culturale, come luogo di contraddizione e di progettazione di presenti alternativi.
Il convegno promosso dal Premio LUM è partito da questo approccio problematico rivolgendosi a una pluralità di “mezzogiorni”, non limitati allo scenario italiano o europeo e al tempo stesso interni ed esterni al sistema internazionale dell’arte, cercando di fornire un inquadramento teorico del tema e affrontando il problema di nuove strategie di formazione degli artisti basate sull’esperienza su e nel territorio, anche da un punto di vista operativo. In quest’ottica il Sud viene visto come serbatoio di risorse da conoscere, da riconoscere e da discutere.
Un Mezzogiorno come territorio mentale dal quale attingere una nuova consapevolezza delle differenze esplicite o latenti nell'esperienza culturale contemporanea. Un "sistema di opportunità" che va da forme di resistenza al produttivismo e al consumismo, all’elaborazione di proposte alternative alla crisi dei modelli di omologazione, alla individuazione delle realtà culturali operanti al di fuori del consenso mediatico e delle concrezioni localistiche. |