Napoli - Lucca 20 ottobre 2011 – “Mezzogiorno e Beni Culturali, caratteristiche, potenzialità e policy per una loro efficace valorizzazione” è il titolo del report di SRM (Studi Ricerche Mezzogiorno, la società partecipata dal Gruppo Intesa Sanpaolo e dedicata allo studio delle dinamiche socio- economiche del Mezzogiorno) che sarà presentato domani al Lu.Be.C (Lucca Beni Culturali) da Salvio Capasso, nell’ambito della 2 giorni sui beni culturali dal titolo “Beni culturali, ricerca e innovazione fra storia e futuro, Progettualità, sviluppo, tecnologie e turismo”. I Beni Culturali stanno assumendo un peso crescente nelle “economie” contemporanee in particolare per gli aspetti che legano la “cultura” al “turismo”. La cultura è infatti un settore che presenta elementi di novità ed interesse che lo rendono promettente di uno sviluppo economico autonomo e sostenibile.
Secondo J. Rifkin (2000, L’era dell’accesso, Mondadori, Milano) le “Aziende di ogni nazione sono impegnate nel confezionamento e trasformazione in merce delle esperienze culturali. L’espressione più potente e visibile della nuova economia dell’esperienza è il turismo globale: una forma di produzione culturale emersa, ai margini della vita economica appena mezzo secolo fa, per diventare rapidamente una delle più importanti industrie del mondo”. Il lavoro di SRM evidenzia i punti di forza e di debolezza dei beni culturali, puntando a focalizzare le principali tematiche utili a comprendere proprio le interrelazioni esistenti tra cultura e turismo. L’Italia ha infatti enormi potenzialità di sviluppo grazie alla miniera di tesori che potrebbero fare da volano al rilancio dell’economia.
Il turismo culturale pesa il 35% sul Pil turistico e totalizza il 29% di presenze (circa 110 milioni) rispetto al 38% del turismo marino (142 milioni) al 16% del montano (59 milioni) all’8% del lacuale (30 milioni) e al 4% del termale e del collinare (16 milioni per entrambi). In tale contesto, il Mezzogiorno totalizza soltanto il 7,6% delle presenze culturali (5,7 milioni) concentrate in tre regioni Campania, Sicilia e Puglia e si stima un peso del Pil del turismo culturale meridionale sul Pil Turistico che è pari complessivamente soltanto al 9,2%. Non a caso il Pil turistico (in senso stretto) meridionale raggiunge il 3,5% del Pil complessivo (contro il 3,8% dell’Italia). Rispetto alle sue dotazioni artistiche e archeologiche il Mezzogiorno, e conseguentemente l’Italia nel suo complesso, sta sfruttando il suo potenziale soltanto in minima parte. Il punto di criticità più dolente del sistema culturale meridionale – commenta il direttore generale di SRM, Massimo Deandreis - sta proprio nella scarsa capacità di mettere a reddito il sistema perché chi guadagna dai beni culturali non coincide con chi investe nei beni culturali.
Occorre quindi creare un corto-circuito in grado di fornire una scossa al sistema attraverso investimenti mirati e politiche combinate di supporto pubblico e privato nonché una maggiore apertura al dialogo tra le parti in gioco. Occorre agire in modo da generare un’espansione nel mercato culturale e turistico che sia in grado di riflettersi positivamente sul mercato del lavoro. Tali scelte devono essere più coraggiose e vanno orientate in un’ottica di flessibilità che vada incontro una domanda del pubblico non omogenea anzi assai sofisticata.” |