| 08 feb - Le intenzioni di semina dichiarate dagli agricoltori, relative all’annata agraria 2011-2012, mostrano un significativo aumento delle superfici destinate alla coltivazione di frumento tenero (+18,6%) e duro (+11,3%) e una diminuzione di quelle a mais da granella (-3,1%). Nelle dichiarazioni risultano in aumento le superfici destinate alla coltivazione di cereali minori, quali orzo (+19,2%) e avena (+13,1%), mentre il sorgo registra una diminuzione (-19,7%). Relativamente ai semi oleosi le intenzioni di semina indicano una diminuzione complessiva delle superfici investite a girasole (-5%), soia (-16,4%) e colza (-29,9%). Per quello che riguarda le ortive, si registra una lieve diminuzione delle superfici investite a pomodoro (- 0,7%) e una più marcata riduzione di quelle a legumi freschi (-9,4%) e ad altre ortive (-3,7%). Per quanto riguarda le leguminose da granella, a fronte di una riduzione delle superfici destinate ai piselli (-7,6%), le intenzioni dichiarate indicano un aumento di quelle destinate ai fagioli e alle fave (+21,7%) . In lieve flessione la superficie investita a foraggere temporanee (-3,8%) e sostanzialmente stabile quella investita a patate (+0,6%). In aumento del 5,5% risultano le superfici dichiarate a riposo. A livello territoriale le intenzioni di semina indicano che le superfici a frumento tenero hanno un andamento omogeneo nelle regioni settentrionali, con un aumento del 17,4% al Nord-ovest e del 16,2% al Nord-est, e in quelle centrali (+12,9%). Consistente è l’aumento della superficie destinata alla produzione di avena al Sud e nelle Isole (26,2%), aumento che compensa la riduzione nelle altre due ripartizioni, Centro (-41,6%) e Nord- ovest (-29,6%). Da registrare, infine, la lieve diminuzione nella produzione di mais da granella al Nord-ovest (-2%) e al Nord-est (-2,1%).
Continuano ad aumentare i terreni dichiarati a riposo
Nell’annata agraria 2011-2012 si registra, rispetto all’annata precedente, un aumento del 5,5% delle superfici dichiarate a riposo. Tra le principali motivazioni che hanno portato gli agricoltori a fare questa scelta, quella prevalente è la rotazione agronomica (60,1%), seguita dall’incertezza sull’andamento del mercato o dalla scarsa remunerazione dell’attività, legata, in particolare, ai costi e ai prezzi di alcune coltivazioni (18,9%). Tra gli Altri motivi quelli più frequenti sono legati alle condizioni atmosferiche avverse e alla difficoltà di raggiungimento di alcuni terreni. Tra le lavorazioni effettuate sui terreni a riposo, nell’annata agraria 2011-2012, il 21,1% ha riguardato le lavorazioni pesanti (aratura, smorganatura, ripper, erpicatura) e il 42,2% le lavorazioni leggere (trinciatura, falciatura, bruciatura stoppie, paglie e residui colturali). Per il 2,8% è stata effettuata la manutenzione dell’efficienza del livello drenante del terreno, cioè una qualunque lavorazione volta a proteggere il suolo dall’erosione e dai dilavamenti. Nel 32,3% dei casi gli agricoltori hanno dichiarato che sul terreno lasciato a riposo non viene effettuato alcun tipo di lavorazione. Anna Luisa Mentana |
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