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SUL SITO DEL MINISTERO DELLA PA BIOGRAFIA DI VITTORIO ELLENA

 

Roma – Il profilo di Vittorio Ellena è stato pubblicato oggi sul sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione (http://www.innovazionepa.gov.it/lazione-del-ministro/il-centocinquantenario-dellunita-ditalia/al-servizio-dei-cittadini.aspx) nell’ambito dell’iniziativa voluta dal ministro Renato Brunetta per ricordare, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, i migliori 150 servitori dello Stato. Uomini e donne che nel corso della storia unitaria del nostro Paese hanno dedicato la propria vita al servizio della collettività in tutti i rami della pubblica amministrazione: a livello centrale e a livello locale, nei ministeri e negli Enti, nelle varie articolazioni della magistratura e delle forze dell’ordine, nelle aule scolastiche e universitarie, nelle strutture sanitarie, nei musei e nelle istituzioni culturali. Vittorio Ellena nasce a Saluzzo (Cuneo) il 30 marzo 1844.

Le umili condizioni famigliari lo costringono a interrompere presto gli studi ma la sua formazione culturale da autodidatta gli consentirà di esercitare l’insegnamento di Scienza delle finanze e Legislazione commerciale all’Università di Roma. Nel 1862 inizia la carriera amministrativa come applicato copista di quarta classe al Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, dove inizia a collaborare con il segretario generale Luigi Luzzatti. Quest’ultimo lo valorizza, affidandogli incarichi di responsabilità e patrocinando nel 1869 il suo ingresso nella Commissione consultiva sulle istituzioni di previdenza e del lavoro (in seguito Consiglio della previdenza), dove rimane fino al 1876. Sempre nel 1869 entra nel Consiglio superiore del Commercio, di cui diventa segretario l’anno seguente.

A lungo membro della Giunta consultiva di statistica, si impegna alacremente anche sul piano internazionale. Nel 1871 è chiamato a far parte della Commissione istituita per preparare la partecipazione dell’Italia all’Esposizione internazionale di Vienna del 1873, rappresentando lo Stato italiano come commissario generale. In quello stesso anno è inoltre chiamato nell’Ufficio temporaneo per la riforma della tariffa doganale e per il rinnovo dei trattati commerciali, presieduto da Luzzatti. Nel novembre 1877 passa al Ministero delle Finanze con la funzione di ispettore generale delle gabelle e quattro anni dopo ne diventa direttore generale. Abbandonate le giovanili simpatie liberiste, sposa la tesi del protezionismo e tra il 1877 e il 1878 viene coinvolto in una polemica sulle sue ripercussioni nell’economia (agli attacchi di Alessandro Rossi sulle pagine della “Nuova Antologia” risponde dalla tribuna de “L’Archivio di statistica”).

Durante gli anni Settanta promuove diverse iniziative statistiche: tra queste il primo studio in Italia sulle società cooperative (1874) e un’indagine sulla condizione delle donne e dei fanciulli nelle fabbriche (1876). Nel 1882 il Consiglio superiore di statistica gli affida la guida di un’indagine nazionale sulle condizioni industriali delle Province italiane che fornisce il primo quadro analitico del settore. L’anno seguente scrive la relazione sull’industria in qualità di membro della nuova Commissione d’inchiesta per la revisione delle tariffe doganali (il leggero incremento nel 1887 della tariffa protezionistica delle industrie nazionali gli attirerà gli strali dei neoliberisti). Deputato della Destra nelle legislature XVI e XVII (1887-1892), ricopre contemporaneamente la carica di segretario generale e poi di sottosegretario (dal marzo al dicembre 1888) del Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, alla cui riforma lavora insieme al ministro Bernardino Grimaldi.

Nel corso della sua attività parlamentare si occupa di commercio internazionale e tariffe, presentando tra l’altro provvedimenti legislativi per tutelare le classi lavoratrici dagli infortuni sul lavoro. Consigliere di Stato dal 1885, collabora con Silvio Spaventa nella neonata IV sezione, distinguendosi anche in quella sede per le sue doti organizzative e di lavoratore instancabile. Nel 1892 contribuisce alla caduta del governo Di Rudinì, andandosi a sedere nei banchi del centrosinistra e preparando così il proprio ingresso nel primo governo Giolitti in qualità di ministro delle Finanze. Muore a Roma il 19 luglio 1892, dodici giorni dopo aver rassegnato le dimissioni a causa delle sue precarie condizioni di salute.

La sintesi della sua biografia è tratta da un libro curato dal professor Guido Melis, massima autorità in materia di storia della Pubblica Amministrazione italiana, che si è avvalso di un nutrito gruppo di studiosi, della documentazione inviata dai ministeri e del contributo volontario di funzionari e dirigenti di varie amministrazioni. Il volume sarà presentato nell’ambito del prossimo ForumPA previsto per la prima metà di maggio di quest’anno e verrà distribuito al pubblico nel corso della mostra “La Macchina dello Stato” che si aprirà presso l’Archivio Centrale dello Stato. I personaggi trattati nel libro costituiscono il nucleo di partenza di una grande raccolta di testi, documenti, riferimenti bibliografici, immagini e filmati che si arricchirà nel tempo sino a formare un vero e proprio deposito di conoscenze, riferimenti e collegamenti sulla storia della Pubblica Amministrazione.


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