"Gaspare Finali nasce a Cesena il 20 maggio 1829. A diciassette anni si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma, dove ha modo di frequentare gli ambienti patriottici e di maturare una forte critica contro il potere temporale della Chiesa. Nel corso dei suoi anni giovanili a Cesena (con una parentesi a Bologna dal 1848 al 1850, dove si laurea in Giurisprudenza non potendo tornare a Roma per motivi politici) partecipa alle iniziative mazziniane, sia pure sempre sotto la stretta sorveglianza della polizia. Proprio per sfuggire alla cattura nel 1855 si rifugia a Torino, dove Luigi Carlo Farini lo presenta a Cavour, e si convince dell’idea dell’unificazione nazionale sotto l’egida della monarchia sabauda.
Vive anni difficili, costretto com’è dalle difficoltà economiche ad accantonare le proprie aspirazioni letterarie e ad accettare di lavorare come capo contabile nella Società industriale e agricola della Sardegna, rimanendo a Macomer fino al 1858 (quando riesce finalmente a tornare a Torino, presso la direzione centrale della società). Prende parte in maniera attiva al processo di unificazione nazionale, sia nella seconda guerra d’indipendenza (1859) sia nel governo provvisorio delle Romagne (legandosi più strettamente a Marco Minghetti e allo stesso Farini, che ne è il governatore). Nel marzo 1860 viene eletto al Parlamento subalpino ma si dimette per incompatibilità con l’incarico di consigliere di governo per la Provincia di Porto Maurizio.
Più tardi è nominato segretario nella Commissione legislativa istituita presso il Consiglio di Stato e prepara gli schemi dei provvedimenti di riforma delle leggi politiche, amministrative e finanziarie del nuovo Regno. A questo lavoro, che pone le basi del nuovo ordinamento italiano, contribuisce con la relazione sulla riforma della legge comunale e provinciale, redigendo con Farini uno studio sulle regioni, poi ripreso da Marco Minghetti ma non accolto nell’impianto del nuovo Stato. Tra il settembre e il novembre 1860 va in missione nelle nuove province annesse al Regno (prima nelle Marche, poi a Napoli). Torna però presto a Torino, chiamato ancora una volta da Minghetti al Ministero dell’Interno a dirigere l’ufficio temporaneo che si occupa degli affari delle luogotenenze di Napoli e di Palermo e del governatorato della Toscana.
Rimane poi al dicastero come capodivisione degli Affari politici anche con il nuovo ministro Bettino Ricasoli. Nel 1865 viene chiamato dal ministro del Finanze Quintino Sella a ricoprire la carica di segretario generale delle Finanze (1865-1869), istruendo tra l’altro le leggi sul conguaglio dell’imposta fondiaria, sulla tassa sui fabbricati, sull’imposta sulla ricchezza mobile e su quella di consumo. Eletto deputato nel 1865, si dimette per incompatibilità ma viene di nuovo eletto nel 1868. Nel dicembre dell’anno successivo Sella lo nomina consigliere della Corte dei conti. Nel 1872 diventa senatore del Regno e dal 1898 al 1904 svolge anche le funzioni di vicepresidente della Camera alta.
Nel 1873 viene chiamato a far parte del governo Minghetti in qualità di ministro dell’Agricoltura, dell’Industria e del Commercio, carica che ricopre fino alla caduta della Destra (1876). In tale veste il suo risultato più importante resta la preparazione e l’emanazione della legge bancaria (Legge n. 1920 del 1874), che fino al 1893 regolerà tutto il sistema della circolazione monetaria nel sistema del corso forzoso. E’ anche ministro dei Lavori pubblici con Francesco Crispi (dal 9 marzo 1889 al 6 febbraio 1891) e nel primo governo Giolitti, che nel 1892 lo incarica di presiedere una Commissione d’inchiesta sul discusso operato dei sei Istituti di emissione.
La relazione che presenta nel marzo 1893 evidenzia le gravissime irregolarità riscontrate nella gestione della Banca romana e del Banco di Napoli, dando origine alla legge di riordino degli Istituti di emissione con la nascita della Banca d’Italia (Legge n. 449 del 1893). Dal 1881 insegna Contabilità di Stato presso la Scuola superiore di Scienze amministrative, nell’ambito della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma. Nel frattempo ricopre diversi ruoli in alcune amministrazioni locali (Cesena, Forlì, Roma) e partecipa ai lavori di numerose commissioni (su tutte quella permanente istituita per i provvedimenti relativi all’abolizione del corso forzoso). Il 5 marzo 1893 diventa primo presidente della Corte dei Conti, carica che mantiene fino al 1907 (allorquando su sua richiesta viene collocato a riposo).
Nel 1898 riceve dal re l’incarico di formare un nuovo governo, operazione che peraltro non ha successo. Nel 1901 torna per un mese a ricoprire la carica di ministro del Tesoro nell’esecutivo guidato da Giuseppe Saracco. Merita di essere ricordata la sua attività letteraria (è tra l’altro autore della traduzione delle commedie di Plauto) così come la nomina nel 1901 a socio nazionale dell’Accademia dei Lincei. Nei primi anni del Novecento riveste diversi altri incarichi: tra questi, la presidenza del Consiglio superiore di assistenza e beneficenza pubblica (1905), del Comitato nazionale per la storia del Risorgimento (1907) e della Commissione incaricata di studiare la riforma del Senato (1910).
Nel giugno 1912 interviene per l’ultima volta nell’aula del Senato a favore del suffragio universale, ricordando ed esaltando l’esperienza delle prime elezioni delle Assemblee risorgimentali e dei plebisciti, che avevano segnato il suo esordio nella vita pubblica. Dal 1902 al 1912 scrive otto quaderni di “Memorie”, pubblicati nel 1955. Muore a Marradi (Firenze) l’8 novembre 1914. La sintesi della sua biografia è tratta da un libro curato dal professor Guido Melis, massima autorità in materia di storia della Pubblica Amministrazione italiana, che si è avvalso di un nutrito gruppo di studiosi, della documentazione inviata dai Ministeri e del contributo volontario di funzionari e dirigenti di varie amministrazioni.
Il volume è stato presentato nell’ambito del ForumPA e verrà distribuito al pubblico nel corso della mostra “La Macchina dello Stato” che si aprirà presso l’Archivio Centrale dello Stato. I personaggi trattati nel libro costituiscono il nucleo di partenza di una grande raccolta di testi, documenti, riferimenti bibliografici, immagini e filmati che si arricchirà nel tempo sino a formare un vero e proprio deposito di conoscenze, riferimenti e collegamenti sulla storia della Pubblica Amministrazione". |