Bari - Ieri, nella bellissima cornice del salone degli affreschi presso l'ateneo dell'Università degli Studi “Aldo Moro”, si è tenuta la conferenza “150 anni nei panni delle donne: tra suggestioni del diritto e regole della moda” in occasione della presentazione omonima mostra nata con la collaborazione fra università, il comitato delle Pari Opportunità e l'Atelier 1900. Parallelamente ai corsi storici dei 150 anni di vita dell' unità d'Italia, si è ripercorso la storia delle donne italiane attraverso i costumi e le regole della moda femminile e all'affermarsi dei diritti delle donne.
A tenere banco alla conferenza sono stati alcuni importanti esponenti accademici: Grazia Distaso, docente di lettere presso l'università e Decana presso il Comitato Pari Opportunità; la semiologa Patrizia Calefato, che ha coordinato la discussione; la docente e storica della moda presso la Sapienza di Roma ed editorialista del Venerdì de la Repubblica Sofia Gnoli; la giurista e docente di Diritto Commerciale Luisa Giorgi; Vito Antonio Lerario e Luciano Lapadula ideatori della mostra e dell'Atelier 1900, ormai luogo di culto per il vintage e per la storia della moda nel capoluogo barese e non solo. Ed è proprio l'atelier a fornire gli abiti, dalle crinoline degli inizi novecento agli abiti pendant degli anni '60, quale prova evidente di questa evoluzione, che saranno visibili in mostra fino al 17 giugno (orario lun.-ven.: 10,30-12,30; 15,30-18,30) contiene, accanto ai testi delle principali leggi che riguardano le donne, pezzi unici dal 1860 a oggi collezionati da Atelier 1900, insieme alle fotografie realizzate per questa occasione da Gaetano Giordano.
Ad aprire la discussione è la professoressa Distaso con il segno emblematico, evoluzionistico e storico, che ben viene rappresentato dalla minigonna: oggetto di rivoluzione e di rivendicazione femminile, ha avuto (e ha tuttora) il compito di mostrare le gambe delle donne. Le gambe sono l'oggettivazione del cammino delle donne, fra mondanità e lotta sociale . “Anche se a volte- ha spiegato la Distaso- sembra che questi passi vadino in dietro, in realtà è un cammino che, sotto sotto, continua a procedere inesorabilmente.” A seguire la giurista Giorgi: “ La donna fino prima della Costituzione era praticamente inesistente. Prima di questo c'erano state solo delle leggi protezionistiche con fini ben precisi: la funzione anti-concorrenziale della legge sul cotone (industria dove molte donne lavoravano) e la funzione protettiva che il fascismo instaurò per il tornaconto della crescita demografica”.
Evoluzioni in corso nella storia del diritto considerando che la donna ottenne la parità di genere solo nel 1946 e la parità sostanziale solo negli anni '90 con le azioni positive: le molestie sul luogo di lavoro divengono finalmente reato e punibili per legge. “Ora l'obiettivo è aumentare la presenza delle donne- ha concluso la De Giorgi- sia negli organi istituzionali che in quelli accademici”. A parlare di donne che hanno vissuto questo periodo sotto il segno della moda è stata la storica Gnoli che ha fatto un excursus al riguardo dagli inizi del '900 agli anni '60. Donne importanti che hanno segnato in modo definitivo la storia della moda italiana e inconsapevolmente anche la storia del loro paese. L'esempio è dato dalla sarta Rosa Genoni, che nei primi anni del '900 fu tra le prime sostenitrici del distaccamento dal monopolio francese e per la costituzione di una identità stilistica italiana.
Ma, purtroppo, per quegli anni, fu solo un caso isolato. Lasciando gli aghi e dalla parte della penna, le prime giornaliste di moda Lydia De Liguoro e Ester Lombardo: ideologicamente diverse, la prima fu fascista convinta e protetta dal duce; la seconda fu invece contestatrice del fascio e della suo Ente Nazionale della Moda. L'immortale stilista Elsa Schiaparelli, l'acerrima nemica di Coco Chanel, fece della moda un'opera d'arte. Quale stilista, dalla tempra forte ed estrosa, al giorno d'oggi, non s'ispira a lei? Chiedetelo a Galliano o a Dolce & Gabbana. E poi le emancipate e ricche (anche di talento) Gabriella Di Robilant e Simonetta che accolsero l'insegnamento del nascente prèt-a-porter, semplice e casual e ne fecero un marchio di fabbrica.
La principessa russa, ma romana d'adozione, Irene Galitzine sconvolse il mondo ( in primis l'eternea Diane Vreeland) con il suo pigiama palazzo e dividendosi gli onori della cronaca più “sociality” con le Sorelle Fontana, famose grazie allo charmant abito da sposa per Linda Christian. Il cinema chiamava e Roma faceva la voce grossa non solo fra le pellicole, ma anche fra misure e imbastiture: la fortuna della maison Gattinoni esplose con l'abito stile impero fatto su misura per Audrey Hepburn. Roberta Di Camerino, conquistò le dame dai “palati più raffinati” grazie ai suoi vestiti complaint: abiti misteriosi che ingannavano lo sguardo.
Ma probabilmente fra le più influenti c'è lei, Irene Brin, la giornalista di moda per eccellenza: cronista di costume e scrittrice dalle doti ineguagliabili, colta mercante d'arte e donna allo stile impareggiabile e inafferrabile, in lei c'erano mille donne in una. Fece un'era e forse mai più ripetibile. E dopo? Negli ormai 40 anni a seguire si sono succedute donne del calibro di Krizia, le sorelle Fendi, Miuccia Prada, Frida Giannini e la nostrana Bianca Gervasio (molfettese, direttore artistico della maison Mila Schon).
Questo è il presente. Il resto sarà futuro. |