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UNITA' D'ITALIA E PA: SUL SITO DEL MINISTERO LA BIOGRAFIA DI VITO ANTONIO DE BELLIS, SCELTO TRA I MIGLIORI 150 SERVITORI DELLO STATO

Il profilo di Vito Antonio De Bellis è stato pubblicato oggi sul sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione per ricordare, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, i migliori 150 servitori dello Stato. 

 

Uomini e donne che nel corso della storia unitaria del nostro Paese hanno dedicato la propria vita al servizio della collettività in tutti i rami della pubblica amministrazione: a livello centrale e a livello locale, nei ministeri e negli Enti, nelle varie articolazioni della magistratura e delle forze dell’ordine, nelle aule scolastiche e universitarie, nelle strutture sanitarie, nei musei e nelle istituzioni culturali.Vito Antonio De Bellis nasce a Polignano a Mare (Bari) il 9 maggio 1874. Proveniente dalla carriera di ragioneria del Ministero delle Finanze, nel 1919 viene chiamato alla responsabilità di ragioniere generale dello Stato. In quella delicata posizione nel biennio 1923-1924 diventa il principale collaboratore del ministro fascista Alberto De Stefani.

Nella riforma varata da quest’ultimo nel 1923 grazie all’ampia delega ricevuta da Benito Mussolini per la riforma dell’amministrazione, la Ragioneria generale dello Stato assume un ruolo chiave, al centro di un circuito di ragionerie centrali dei Ministeri ad essa subordinato anche dal punto di vista gerarchico. Sotto la guida sapiente di questo dirigente si raduna presto un gruppo di esperti controllori delle finanze pubbliche: tra questi Pasquale Deroma (direttore generale delle Imposte dirette, al quale si deve la formulazione dell’imposta complementare progressiva), Valerio Marangoni (che alla fine degli anni Venti sarebbe diventato direttore generale del Demanio e delle Tasse) e Andrea Scalvini. Di lui De Stefani ha lasciato un memorabile ritratto nel volume “Una riforma al rogo”: «Possedeva, nell’adempimento dei propri compiti, l’intransigenza di un domenicano.

Egli era il mio più strenuo collaboratore: il suo viso, pallido e smunto, assomigliava a quello di un asceta; la bocca sottile rivelava le sofferenze dell’animo per essere odiato (sì, odiato) da tutti appunto per l’inflessibilità nel proteggere il danaro del popolo dai mille avvoltoi che gli stanno intorno e da roditori e parassiti». Nel 1931 pubblica un importante saggio nel quale attraverso i bilanci analizza l’evolversi della finanza statale dal 1913-14 sino alla fine degli anni Venti. Si tratta in qualche modo anche di un bilancio personale della sua lunga, assidua opera di difesa della finanza pubblica. Muore a Roma il 7 luglio 1932.

La sintesi della sua biografia è tratta da un libro curato dal professor Guido Melis, massima autorità in materia di storia della Pubblica Amministrazione italiana, che si è avvalso di un nutrito gruppo di studiosi, della documentazione inviata dai Ministeri e del contributo volontario di funzionari e dirigenti di varie amministrazioni. Il volume è stato presentato nell’ambito del ForumPA e verrà distribuito al pubblico nel corso della mostra “La Macchina dello Stato” che si aprirà presso l’Archivio Centrale dello Stato.

I personaggi trattati nel libro costituiscono il nucleo di partenza di una grande raccolta di testi, documenti, riferimenti bibliografici, immagini e filmati che si arricchirà nel tempo sino a formare un vero e proprio deposito di conoscenze, riferimenti e collegamenti sulla storia della Pubblica Amministrazione. Link: http://www.innovazionepa.gov.it/lazione-del-ministro/il-centocinquantenario-dellunita-ditalia/biografie/01062011---vito-antonio-de-bellis.aspx


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