L’invito a rispettare la propria salute e quella dei più piccoli utilizzando eventualmente solo le tre “Aree Blu” destinate agli irriducibili della sigaretta – secondo i dati più recenti in Italia fumano circa 11 milioni di persone, ossia una su cinque - è stato accolto con curiosità, collaborazione e partecipazione dal personale e dai familiari dei piccoli pazienti. Due grandi mappe colorate in corrispondenza degli ingressi dell’Ospedale e numerosi pannelli informativi dal tono amichevole, evidenziano dove sono collocate le aree fumatori, “arruolando” i visitatori già da subito in una virtuosa guerra contro gli effetti dannosi del fumo. Una guerra che vede l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù primo in Italia a bandire le sigarette anche dalle aree all’aperto.
Nata lo scorso 13 novembre, il venerdì nero delle “bionde”, con intenti persuasivi e informativi e non punitivi, la campagna antifumo è un punto di partenza e non di arrivo: un percorso anzitutto culturale verso corretti e salutari stili di vita teso a coinvolgere quanti ancora hanno bisogno di essere invitati da altri genitori o dal personale dell’Ospedale al rispetto della salute propria e soprattutto altrui. Il padre della lotta al cancro e primo propositore delle norme antifumo in Italia, Umberto Veronesi ha voluto testimoniare all’Ospedale il proprio plauso all’iniziativa: "Stiamo combattendo una guerra contro i danni provocati dal fumo. E le guerre si vincono battaglia dopo battaglia.
Come quella che è stata decisa all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù: è il primo ospedale pediatrico in Italia che ha scelto coraggiosamente di proibire il fumo di sigaretta anche nelle aree all’aperto. All’Istituto Europeo di Oncologia a Milano, di cui sono direttore scientifico, è dal 2006 che vige questa prassi. La lotta al fumo, prima ancora di essere un dovere di ogni istituzione è una battaglia culturale.
Tuttavia, malgrado la strada fin qui percorsa nella lotta al fumo che vede l’Italia vero e proprio ariete a livello europeo, dobbiamo considerare che forse non siamo ancora un Paese sufficientemente maturo per privare del tutto i fumatori della possibilità di fumare in un momento già di per sé di grande stress emotivo come è l’accompagnare il proprio figlio in pronto soccorso o attendere l’esito di un intervento chirurgico particolarmente complesso. Quello del Bambino Gesù segna però un ulteriore passo avanti sulla strada del rispetto e della tutela della propria persona e di chi ci sta attorno. È un segno anche di civiltà che mi auguro venga seguito da altri ospedali". |