Misurare la qualità della ricerca è fondamentale anche perché dalle graduatorie di merito derivano allocazione delle risorse, premi, incentivi e soprattutto le strategie di policy. Ecco perché è altrettanto importante che tecniche e parametri di valutazione siano adeguati e aggiornati a un settore in continua evoluzione. Di questi temi si discuterà dal 7 al 9 settembre presso la sede centrale del Consiglio nazionale delle ricerche (Aula convegni, dalle ore 11.00) nel corso della Conferenza internazionale Enid, organizzata quest'anno dall'Istituto di ricerca sull'impresa e lo sviluppo (Ceris) del Cnr e sponsorizzata da Thomson Reuters e Elsevier. “Insieme a ricercatori, esperti e stakeholders cercheremo di disegnare indicatori più innovativi di valutazione per la produzione scientifica europea che tengano conto tra gli altri di capacità brevettuale, pubblicazioni e programmi congiunti anche pubblico-privato e di aspetti finora trascurati come la mobilità dei ricercatori europei all'interno dell'unione e verso gli Usa”, spiega Emanuela Reale, chair della conferenza e ricercatrice Ceris-Cnr. “La sovrannazionalità della scienza ha un ruolo sempre più importante per le istituzioni e le politiche di ricerca e sviluppo dei governi, in quanto favorisce la competizione delle risorse umane e finanziarie e lo sviluppo dell’economia, e dovrebbe quindi rivestirlo anche quando si giudica la qualità di un progetto o di un lavoro di ricerca”. Durante la conferenza su 'Science and Technology Indicators (Sti) Actors and Networks in European Science' saranno presentati dati tra i quali, proprio a proposito di internazionalizzazione della ricerca, quelli relativi ai paesi europei con meno di 2.5 milioni di abitanti. "Ha un coautore straniero, ad esempio, il 70-90% delle pubblicazioni scientifiche del Lussemburgo e il 70% di quelle di Islanda e Cipro”. Ma quali sono le capacità d'innovazione e ricerca del nostro Paese? Stando all'ultimo rapporto del Ceris-Cnr 'Scienza & Tecnologia in cifre', “l'Italia investe in R&S l’1,28% del Pil contro una media europea di 1,77, ben al di sotto di Paesi come Germania, Francia e Regno Unito, ma anche di Svizzera, Austria o Danimarca”, commenta Secondo Rolfo, direttore del Ceris-Cnr. “L'affanno dell'Italia si manifesta anche nel settore brevetti, tradizionale indicatore della scienza applicata. L'Italia al 2009 ne vanta solo 3.376 rilasciati dall'Uspto (United States patent and trademark office), contro i 241.347 degli Usa e i 78.794 del Giappone, mentre in Europa siamo lontani da Germania (23.608), Regno Unito (9.164) e Francia (8.046). Anche il numero dei ricercatori è critico. In Italia ne abbiamo 3,8 ogni mille occupati e siamo ben al di sotto della media europea che si colloca sul 6,1”. “Se consideriamo la scarsità degli investimenti e le difficoltà del personale di ricerca”, conclude Reale, “l'Italia produce però ottimi risultati in campo scientifico, con un trend di produttività in costante crescita anche se recentemente si è registrata un’inversione di tendenza. Criteri e indicatori di valutazione che valorizzino l’internazionalizzazione potrebbero sicuramente rendere più efficacemente merito al lavoro dei nostri ricercatori oltre che aiutare ad attrarre nuovi investimenti”. |