La circolare INPS n. 104 del 29 settembre 2026 apre isopensione e assegni straordinari dei Fondi di solidarietà anche ai lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995. Ma la partita non si gioca al momento della pensione: si decide alla data di uscita dal lavoro. E la finestra più larga, quella da 84 mesi, si chiude il 1° dicembre 2026.
Per un contributivo puro la domanda operativa non è "quando andrò in pensione", ma "quanto valgo oggi, con i contributi che ho già versato". È questo il criterio che l'INPS ha fissato e che va verificato prima di firmare qualsiasi accordo di esodo.
Chi entra nell’esodo e chi resta fuori
L'accesso riguarda due strumenti distinti: l'isopensione ex articolo 4, commi da 1 a 7-ter, della legge n. 92/2012 e l'assegno straordinario erogato dai Fondi di solidarietà bilaterali ex articolo 26 del D.Lgs. n. 148/2015. Entrambi accompagnano il dipendente fino alla prima decorrenza utile della pensione con un assegno temporaneo, finanziato interamente dal datore di lavoro, che versa anche la contribuzione correlata.
Il nodo è che per i contributivi puri non bastano età e anni di contributi. Se il percorso è finalizzato alla pensione di vecchiaia o alla pensione anticipata contributiva, serve anche un importo minimo della futura prestazione, accertato già alla cessazione del rapporto. Restano invece senza soglia economica i percorsi verso la pensione anticipata ordinaria e verso la pensione di vecchiaia a 71 anni con 5 anni di contribuzione effettiva.
La scadenza del 1° dicembre 2026 vale 36 mesi in più
È qui il punto operativo più urgente. L'isopensione ha una durata ordinaria massima di 48 mesi, elevata a 84 mesi per le decorrenze entro il 1° dicembre 2026. Il differenziale è di 36 mesi: chi riesce a far decorrere l'esodo entro quella data dispone di un percorso più lungo del 75% rispetto al regime ordinario.
Gli assegni straordinari dei Fondi di solidarietà restano invece entro i 60 mesi. La proroga oltre il 2026 non è arrivata: la legge 25 giugno 2026, n. 112, di conversione del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, non ha esteso il regime transitorio dei sette anni. Nel periodo massimo deve trovare spazio anche l'eventuale finestra mobile, inclusi i 3 mesi che separano il raggiungimento dei requisiti dalla decorrenza della pensione anticipata ordinaria.
Passo per passo: cosa deve fare l’azienda
La sequenza è vincolata e va chiusa prima di comunicare al lavoratore l'uscita.

- Accordo sindacale. L'azienda, che deve impiegare mediamente più di 15 dipendenti, sottoscrive un accordo con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello aziendale.
- Verifica individuale della posizione previdenziale. Prima della cessazione va simulato l'importo maturato, l'età posseduta, il coefficiente di trasformazione applicabile e la soglia vigente in quell'anno.
- Validazione INPS. L'accordo acquista efficacia solo dopo il via libera dell'Istituto, che certifica la compatibilità tra durata dell'esodo, requisiti futuri e importo soglia.
- Fideiussione bancaria. Il datore deve prestare garanzia per gli obblighi assunti, compresa la contribuzione correlata.
- Versamento della provvista. L'azienda finanzia assegno e contributi fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici.
L'assegno è corrisposto per 13 mensilità, è soggetto a tassazione ordinaria e non è rivalutato annualmente.
Le soglie da centrare alla data di uscita
Nel 2026 l'assegno sociale vale 546,24 euro lordi al mese. Da lì si costruiscono le combinazioni ammesse.
| Traguardo pensionistico | Requisiti | Importo soglia 2026 |
|---|---|---|
| Pensione di vecchiaia contributiva | 67 anni e 20 anni di contributi | 546,24 euro |
| Pensione di vecchiaia contributiva | 71 anni e 5 anni di contribuzione effettiva | Nessuna soglia |
| Pensione anticipata ordinaria | 42 anni e 10 mesi (uomini), 41 anni e 10 mesi (donne) | Nessuna soglia |
| Pensione anticipata contributiva | 64 anni e 20 anni di contribuzione effettiva | 1.638,72 euro |
| Pensione anticipata contributiva, donne con un figlio | 64 anni e 20 anni | 1.529,47 euro |
| Pensione anticipata contributiva, donne con due o più figli | 64 anni e 20 anni | 1.420,22 euro |
Dal 1° gennaio 2030 la soglia ordinaria della pensione anticipata contributiva salirà da 3 a 3,2 volte l'assegno sociale, mentre restano ferme le riduzioni per le lavoratrici madri. La distanza tra la soglia piena e quella riconosciuta a una madre con due o più figli è di 218,50 euro al mese: su 13 mensilità significa 2.840,50 euro l'anno, un margine che può fare la differenza tra l'ammissione e l'esclusione dall'esodo.
Il calcolo che decide l’ammissione
La verifica economica si effettua alla data di ingresso nell'esodo, usando solo la contribuzione già maturata e il coefficiente di trasformazione corrispondente all'età posseduta in quel momento. La contribuzione correlata che l'azienda verserà negli anni successivi non entra nel calcolo dell'importo, anche se resta valida per completare l'anzianità contributiva.
L'effetto pratico è un doppio svantaggio: si misura una pensione costruita su meno contributi e con un coefficiente più basso di quello che verrebbe applicato al pensionamento effettivo. Un lavoratore può raggiungere entro la fine dell'esodo l'età e gli anni richiesti e risultare comunque escluso, perché all'ingresso l'importo calcolato non superava la soglia.
Sul fronte opposto opera un tetto: se il percorso porta alla pensione anticipata contributiva, l'importo erogabile non può superare 5 volte il trattamento minimo, pari a 3.059,25 euro lordi al mese nel 2026. Il limite si applica anche all'assegno di esodo, che viene abbattuto e poi cristallizzato per l'intera durata della prestazione, senza recuperi successivi.
La finestra utile si misura in settimane
Chi ha una posizione contributiva vicina alle soglie minime ha un solo margine di manovra: anticipare la data di cessazione entro il 1° dicembre 2026, quando l'isopensione può durare 84 mesi. Dopo, i 48 mesi ordinari potrebbero non bastare a coprire requisiti e finestra mobile. La verifica va fatta ora, con i contributi già nei conti, perché è quella fotografia — non il futuro — a decidere chi esce.
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